Aziende e Regioni

Ecco la pagella degli ospedali del Lazio

Quarantatre indicatori di volume di attività e 76 indicatori di esito, per diverse aree cliniche di assistenza sia ospedaliera che territoriale. I risultati di Prevale sono stati presentati questa mattina dal Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e «mostrano una grande eterogeneità degli esiti delle cure, sia per soggetto erogatore che per popolazione», spiega la Pisana. «Quello emerso oggi é un quadro che in parte conoscevamo - ha detto Zingaretti - di convivenza tra strutture di eccellenza e sacche di inefficienza e addirittura rischi per la salute dei cittadini. Non vogliamo stilare la pagella dei buoni e dei cattivi, dei bravi e non, ma finalmente partire dai dati oggettivi di quel che é l'offerta della sanità del Lazio per uscire dal tunnel»
Ecco alcuni indicatori così come sono stati elaborati da Prevale.
Intervento chirurgico per frattura di femore entro 48 ore. Nel Lazio, nel 2012 solo un quarto delle fratture di femore negli anziani sono operati entro le 48 ore dall'accesso all'ospedale. La proporzione varia da meno del 5% negli ospedali di Tarquinia, Frosinone, Rieti e Tivoli a più del 50% nell'ospedale di Latina, nella Casa di Cura Città di Aprilia, al Policlinico Gemelli, al Cto, al Fatebenefratelli e al Sant'Eugenio, in cui quasi l'80% delle persone con frattura di femore vengono operate entro le 48 ore dall'accesso all'ospedale. La disomogeneità tra ospedali fa sì che, in termini di popolazione, più di un anziano su due con frattura di femore residente nei "vecchi" municipi XI e XII di Roma venga operato entro 48 ore e meno di uno su dieci tra i residenti nelle Asl di Frosinone, Rieti e Viterbo.
Nel Lazio la proporzione di interventi chirurgici per frattura di femore entro 48 ore è passata dal 10% del 2008 al 24% del 2012. Alcune strutture come il Gemelli, il Cto, il Sant'Eugenio e l'ospedale di Latina sono migliorati in maniera molto sensibile passando da valori inferiori o vicino al 10% a valori superiori al 50%, anche in un solo anno. In alcuni casi, invece, come il Policlinico Umberto I e l'ospedale di Frosinone non si è osservato alcun cambiamento nel tempo, con valori molti bassi, intorno al 10% nel primo caso e del 5% nel secondo. In altri casi si è osservata addirittura una riduzione, come nel S.Andrea e nel Santo Spirito che avevano valori relativamente alti nel 2007 e che ora sono scesi a valori bassi (15% al Sant'Andrea e 22% al Santo Spirito).
Parto cesareo. La "Proporzione di parti con taglio cesareo primario" (cioè in donne che non avevano già avuto un parto cesareo in precedenza) è uno degli indicatori di qualità più usati a livello internazionale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l'uso del taglio cesareo nel 10-15% dei parti. Allo stato attuale la percentuale di parti cesarei registrata in Italia è la più alta d'Europa (percentuale). Nella Regione Lazio nel 2012 una donna su tre ha un parto cesareo primario: più del 40% al Policlinico Umberto I, all'ospedale S.Pietro Fatebenefratelli, agli ospedali di Alatri, Rieti, Monterotondo e Colleferro e alla casa di cura accreditata Villa Pia e meno del 20% negli ospedali C. Cristo Re, S.Eugenio di Roma, S. Maria Goretti di Latina e Belcolle di Viterbo.
Questa disomogeneità di qualità dell'offerta tra ospedali fa sì che in termini di popolazione, quasi una donna su due residente nel comune di Rieti abbia un parto cesareo primario e solo una su cinque nei comuni di Latina e Viterbo. Sulla proporzione di parti cesarei primari non ci sono variazioni di rilievo tra 2007 e 2012.
Interventi di colecistectomia laparoscopica con degenza inferiore ai 3 giorni. Nel Lazio nel 2012 il 57% dei pazienti sottoposti ad intervento di colecistectomia laparoscopica rimane in ospedale meno di 3 giorni dopo l'intervento con una variabilità che va da più dell'80% al Policlinico Casilino, all'ospedale di Fondi, di Rieti, al Campus Biomedico, al San Carlo di Nancy e alla Casa di Cura Madonna delle Grazie a meno del 30% al San Filippo Neri, all'ospedale di Frascati e Viterbo, al Cto, ad Albano e Palestrina.
Ospedalizzazione per broncopneumopatia cronica ostruttiva in regime ordinario in pazienti con Bpco. L'indicatore "Ospedalizzazione per broncopneumopatia cronico ostruttiva in regime ordinario in pazienti con diagnosi di Bpco" valuta la qualità dell'assistenza territoriale misurando il numero di ospedalizzazioni potenzialmente evitabili con una corretta gestione del paziente affetto da Bpco. L'indicatore non misura la qualità dell'assistenza ospedaliera, ma la capacità dell'assistenza territoriale di gestire adeguatamente la Bpco evitando l'evoluzione verso livelli di gravità maggiori e la conseguente necessità di ricorrere alle ospedalizzazioni per riacutizzazioni, insufficienza respiratoria e, nei casi più gravi, alla chirurgia polmonare
Nel Lazio nel 2012 il 13.1‰ dei pazienti affetti da Bpco è stato ricoverato per una riacutizzazione della patologia. I tassi di ospedalizzazione variano da meno del 10‰ nel vecchio Municipio XIII e nei comuni e province di Latina e Viterbo a più del 16‰ nei vecchi Municipi I, VII, XV, XVI, XVIII e nel comune e nella provincia di Rieti.
Interventi di angioplastica coronarica. Prevale contiene un'analisi approfondita sull'offerta e l'appropriatezza degli interventi di angioplastica coronarica. L'intervento ha un importante effetto protettivo sulla salute sia a breve che a lungo termine, se effettuato tempestivamente su specifiche tipologie di infarti acuti del miocardio, ma se effettuato non in infarto è ad alto rischio di appropriatezza. La proporzione di angioplastica effettuata entro 90 minuti dal primo accesso a un ospedale del Lazio in specifiche tipologie d'infarto è un buon indicatore della tempestività di cura e nel Lazio è solo del 21%, ma è superiore al 35% per i pazienti che accedono al San Filippo Neri, al Sant'Andrea, a Tor Vergata, al Santo Spirito e all'ospedale Vannini. E' invece inferiore al 20% al San Camillo, al S.Eugenio. E' poi inferiore al 10% in alcuni ospedali della provincia, Anzio, Civitavecchia, Tivoli, Frosinone, Formia Albano Laziale, Cassino e la Casa di Cura S.Anna di Pomezia.
Dal punto di vista di popolazione, questa disomogeneità di offerta delle strutture del Lazio si traduce in una iperofferta di interventi ad alto rischio di inappropriatezza in alcuni sottogruppi di popolazione residenti nelle aree di Roma dove sono presenti la maggior parte delle strutture che effettuano angioplastica ed una offerta insufficiente dell'intervento più appropriato che è l'angioplastica primaria in alcuni gruppi di popolazione. A questo proposito dagli stessi dati del Lazio si evidenzia che, a parità di condizioni cliniche, la probabilità di avere un angioplastica primaria diminuisce progressivamente al diminuire del livello di istruzione; il 45% delle persone con infarto laureate riceve un angioplastica coronarica entro i 90 minuti rispetto al 25% delle persone che hanno concluso la scuola dell'obbligo, e al 10% di quelle senza titolo di studio.
Mortalità a 30 giorni dopo intervento chirurgico di bypass aortocoronarico. La mortalità a 30 giorni dopo intervento di bypass aortocoronarico è un indicatore molto valido per la valutazione delle qualità di questo intervento di cardiochirurgia. Nel Lazio, per il periodo 2011-2012, a fronte di una mortalità media del 2.6%, sovrapponibile con il valore nazionale, il San Camillo si conferma come l'ospedale con la più bassa mortalità, 0.3% e il San Filippo Neri quello con la più alta mortalità, 4.7%.