Aziende e Regioni

Assofarm: Comuni, nessun obbligo di cedere le farmacie

Le farmacie comunali sono escluse dall'obbligo di dismissione delle partecipazioni societarie imposto ai Comuni dalla manovra estiova del 2010 (Dl 78/2010, art. 14, c. 32), poché il servizio offerto dai presidi - garantendo anche un più universale diritto alla salute - non rientra nel novero dei servizi "contendibili sul mercato": a sostenerlo è la Corte dei Conti delle Marche in un parere reso dal Comune di Chiaravalle (An).

A rendere noti i contenuti della deliberazione (la n.57/2013/Par del 7 agosto) è il presidente Assofarm Venanzio Gizzi: «Come già accaduto in passato, anche in questo caso si è operata una distinzione positiva tra i servizi pubblici locali e le farmacie comunali - spiega. - Un risultato pienamente positivo che conferma quanto sosteniamo da anni: le farmacie comunali hanno natura e finalità non compatibili con gli obblighi connessi alla disciplina generale dei servizi pubblici locali e del patto di stabilità»

Assofarm ricorda in una nota che la norma introdotta nel 2010 aveva identificato i comuni con popolazione inferiore a 30 mila abitanti come non abilitati a costituire società, stabilendo che essi dovessero - entro il 31 dicembre 2012, successivamente prorogato al 30 settembre 2013 - disporre la liquidazione delle società già costituite, ovvero cederne le partecipazioni. Fatta eccezione per le società già costituite avessero, al 31 dicembre 2012, il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi; non avessero subito, nei precedenti esercizi, riduzione di capitale conseguenti a perdite di bilancio; non avessero subito, nei precedenti esercizi, perdite di bilancio in conseguenza delle quali il comune fosse stato gravato dell'obbligo di procedere al ripiano delle perdite medesime.

Nel parere i giudici contabili hanno riconopsciuto che la gestione di una farmacia si configura come un servizio di rilevanza economica, ma hanno anche richiamato le norme del Testo Unico sugli Enti locali che esclude dal patto di stabilità le aziende speciali e le istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali ed educativi, culturali e - appunto - le farmacie.