Aziende e Regioni

Lila e Cittadinanzattiva: «Irregolarità su fondi Hiv»

di Sara Todaro

I 15 milioni del Fondo sanitario vincolati per la diagnosi di infezione da HIV non sono utilizzati a regola d'arte dalle Regioni che «hanno male interpretato gli atti, determinando anche un non corretto utilizzo dei fondi pubblici»: lo denunciano la Lila (Lega italiana per la lotta aIl'Aids) e Cittadinanzattiva che sollecitano l'avvio di «ogni doverosa verifica istituzionale sull'uso delle risorse».

La denuncia trae spunto dall'analisi dei progetti regionali finanziati con l'Accordo Stato Regioni del 22 novembre 2012 che vincolava quote del Fondo sanitario nazionale a molteplici obiettivi di Piano Sanitario Nazionale. «Diverse Regioni - si legge nel comunicato delle due associazioni - hanno inserito costi per attività ordinarie, per esempio esami clinici già coperti da spesa corrente, già finanziate, e progetti con obiettivi non congrui, per esempio attività di formazione, anche questi già finanziati. Pressoché tutte le Regioni hanno presentato progetti privi di indicatori di valutazione, o di azioni innovative. Una Regione ha addirittura proposto una strategia di offerta del test Hiv considerata non costo efficace e non socialmente accettabile dalla comunità scientifica nazionale e internazionale». A complicare ulteriormente le cose il fatto che alle Regioni è stato consentito di computare azioni a partire dal gennaio 2012 e talvolta da prima, quando gli obiettivi sono stati definiti nel novembre dello stesso anno.

«Abbiamo molto lottato per avere un Obiettivo di Piano specifico su questo tema, per innovare e razionalizzare l'offerta del test Hiv, in conformità agli standard internazionali - dichiara Alessandra Cerioli, presidente Lila - Qanto sta accadendo ora rischia invece di affossare la linea progettuale stabilita». Per Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato (Tdm) e Responsabile del Coordinamento nazionale associazioni malati cronici (Cnamc) di Cittadinanzattiva «Vanno rivisti al più presto tempi e modalità dell'attuale procedura di riparto del Fondo Sanitario Nazionale, con particolare riguardo ai fondi relativi agli obiettivi di Psn, che continuano ad essere definiti assurdamente a fine anno». Per questo Lila e Cittadinanzattiva hanno indirizzato una lettera aperta al presidente del Consiglio, al ministro della Salute, alla Corte dei Conti e ad altri referenti istituzionali, perché sia avviata ogni doverosa verifica in merito all'utilizzo dei 15 milioni di euro, sottolinando tra l'altro che i caso dei fondi per l'Hiv potrebbero rappresentare solo la punta dell'iceberg, visto che gli obiettivi di Piano contano su finanziamenti complessivi per 1 miliardo e mezzo di euro.

Delibere nel mirino. Dall'analisi realizzata da Lila e Cittadinanzattiva emerge che 16 Regioni avevano la possibilità di presentare progetti sulla diagnosi di infezione da HIV (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto). A fine settembre solo 14 avevano presentato gli atti deliberativi al ministero: asenti Calabria e Campania.Delle 14 delibere approvate sono rultati reperibili solo i progetti esecutivi di 10 Regioni (Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto), su cui è stata effettuata l'analisi.

Costi fuori ordinanza. Dall'analisi è emerso che il 50% dei progetti presentati (Veneto, Marche, Umbria, Lazio e Puglia) riporta e computa azioni e costi di attività ordinaria o di attività già finanziate negli stessi periodi da altri fondi. In particolare, 3 Regioni indicano attività di carattere formativo al personale sanitario già coperte annualmente dai fondi ex L. 135/90 (18 milioni); una include nei costi il computo economico di esami che sono lo standard nella cura dell'Hive quindi garantiti dai Lea; un'altra regione include più azioni realizzate con altri finanziamenti precedentemente ricevuti. Quattro progetti (Veneto, Toscana, Marche e Puglia) su 10 propongono attività non riconducibili agli obiettivi indicati nel documento licenziato dal Cipe e quindi non congrue. Una regione, la Liguria, propone una attività basata su una strategia di offerta del test Hiv considerata non costo efficace e non socialmente accettabile sia dalla comunità scientifica nazionale che internazionale.

La metà dei progetti contiene indicatori definiti per misurare la validità dell'obiettivo proposto come richiesto dall'atto; 4 progetti (Toscana, Veneto, Umbria e Puglia) non contengono azioni innovative/migliorative. Il 60% dei progetti indica tempi di esecuzione antecedenti alla deliberazione Cipe, nella gran parte dei casi riferiti all'inizio del 2012, ma in alcuni si indica come avvio del progetto il 2010. Globalmente si può affermare che la totalità dei 10 progetti analizzati ha almeno un indice di non congruità. 8 progetti su 10 contengono almeno 2 indici non congruità e 2 progetti su 10 hanno 5 elementi di non congruità.