Aziende e Regioni

Hta, questo sconosciuto. Ecco il rapporto Cerismas

di Flavia Landolfi

Competenze ancora disperse e limitate, ruolo degli attori del sistema sanitario poco trasparente, processo non formalizzato in procedure e non governato. E' il bilancio per nulla positivo dello studio sull'Hta (Health Technology Assesment) nelle aziende sanitarie condotto dal Cerismas dell'Università Cattolica di Milano e presentato oggi nella Capitale. Delle 723 strutture interpellate hanno risposto al questionario inviato dal centro di ricerca solo 175 strutture. Che scendono a 141 se si escludono gli ospedali a gestione diretta, quelli classificati e i presidi delle Usl. E quindi su 141 aziende che hanno risposto, svolgono attività di Hta soltanto 95 aziende, con una concentrazione massima in Lombardia (29 su 47) e un minimo in Sicilia (4 su 11), Campania (5 su 9) e Calabria (3 su 5). E mentre gli enti di ricerca, le Aou Policlinici universitari e le Ao hanno ottenuto una percentuale di risposta più alta rispetto ad altre tipologie di organizzazioni, nelle Asl si concentra la più alta diffusione dell'Hta.

Tra gli altri risultati emersi nella ricerca c'è anche la ripartizione delle aree nelle fasi del processo di Hta, dal quale emerge che l'area di responsabilità aziendale dell'organo di valutazione è per il 76,5% il direttore sanitario, per il 29,6% il direttore generale e per il restante 21% il direttore amministrativo. Inoltre il responsabile del processo di valutazione delle tecnologie è un medico nel 68% dei casi, un ingegnere nel 49%, un farmacista nel 33% e infine un economista nel 7% dei casi. Le figure invece che attivano il processo di Hta sono i clinici richiedenti nel 74,7% dei caso, i direttori sanitari nel 72,6% e i direttori generali nel 38,9%.

Gli Hta poi sono sempre utilizzate nella valutazione delle apparecchiature biomedicali nel 54% dei casi, nel 35% per i dispositivi medici, nel 22% nelle procedure cliniche, nel 17% nelle tecnologie di comunicazione, nel 26% nelle procedure organizzative e nel 36% nei farmaci. Questi ultimi sono valutati con maggior frequenza negli Irccs e nelle Aou, più raramente nelle Asl.

Di qui l'esigenza di creare una cabina di regia nazionale per il coordinamento delle attività svolte a livello regionale, che a loro volta utilizzano le competenze presenti nelle aziende sanitarie, nei policlinici universitari e nei centri di ricerca. «In tempi di crisi - ricorda una nota dall'ateneo del Sacro Cuore - per evitare la riduzione delle prestazioni e dei servizi l'imperativo è alzare i livelli di efficacia ed efficienza del sistema, in modo che a parità di spesa ci sia la capacità di "produrre" piu' salute. L'appropriatezza nell'utilizzo delle risorse e delle competenze disponibili passa da una oculata selezione delle tecnologie e dall'adozione di standard organizzativi in grado di conciliare sicurezza, efficacia ed efficienza. Da qui l'approccio dell'Hta a supporto delle decisioni relative alle tecnologie sanitarie nelle aziende pubbliche e private italiane».