Aziende e regioni

Lombardia: via libera della Giunta all'accordo 2014 per la medicina generale. Incentivi confermati, cronoprogramma per attuare la legge Balduzzi

di Manuela Perrone

Governare il processo assistenziale con il miglior impiego possibile delle risorse; essere parte attiva della continuità dell'assistenza con il miglior impiego possibile delle risorse; essere parte integrante di un'aggregazione funzionale territoriale di medicina generale e operare all'interno di una specifica unità complessa di cure primarie; aderire al sistema informativo regionale. Sono questi i compiti dei medici di famiglia lombardi secondo la preintesa sull'accordo regionale 2014 per la medicina generale siglata lo scorso 16 dicembre e approvata oggi dalla Giunta regionale.

L'accordo ricalca quello del 2013, prevedendo che saranno assegnate alle Asl le quote relative alle risorse aggiuntive regionali per il mantenimento del riconoscimento economico delle forme associative e del personale di studio, nonché le quote relative ai Fondi di qualificazione dell'offerta. Riconfermate inoltre le stesse risorse per i medici di continuità assistenziale, medicina dei servizi e medici di emergenza urgenza.

La novità è il cronoprogramma concordato per la piena attuazione della legge Balduzzi (189/2012):
- entro il 31 marzo le parti si impegnano a definire i criteri di applicazione degli articoli 26 bis e 26 ter del vigente Acn, integrato con le novità della Balduzzi e delle eventuali indicazioni contenute nel Patto per la salute e nel nuovo accordo collettivo;
- entro il 30 giugno le Asl devono presentare i progetti sulla base dei criteri comunicati, indicando la sostenibilità delle soluzioni indicate;
- entro il 30 settembre Regione e sindacati si impegnano a presentare un documento con le linee di indirizzo per il successivo accordo regionale;
- entro il 31 dicembre 2014 dovrà essere sottoscritto l'accordo regionale 2015.

L'impegno della Regione, si legge in una nota, «attraverso lo strumento della contrattazione, è quello di realizzare in ciascuna azienda sanitaria locale una rete integrata di servizi finalizzati all'erogazione delle cure primarie, al fine di garantire la continuità dell'assistenza, l'individuazione e l'intercettazione della domanda di salute con la presa in carico dell'utente e il governo dei percorsi sanitari, socio-sanitari e sociali».

«Bisogna aprire gli ospedali ai medici di famiglia - ha sottolineato il vicepresidente e assessore alla Salute Mario Mantovani - perché con gli interscambi e una collaborazione adeguata con i medici ospedalieri si possono risolvere i problemi emergenti del territorio. Non solo quelli dei pazienti acuti, ma anche quelli dei cronici, dei malati oncologici, dei cardiopatici e di tutti coloro che rappresentano i bisogni più attuali e imprescindibili della nuova società».