Aziende e regioni

Piemonte: revisione della rete ospedaliera ai blocchi di partenza

di Lucilla Vazza

Con l'obiettivo di riqualificare la spesa sanitaria riducendo gli sprechi, alzando l'asticella della qualità, è cominciato in Piemonte il percorso di riordino della rete ospedaliera privata e pubblica. È stato infatti votato in Giunta il provvedimento di revisione del network ospedaliero, riportando in auge quella programmazione sanitaria, che per ammissione del presidente Sergio Chiamparino per troppo tempo è stata messa da parte, «L'atto è l'impianto per la revisione della rete ospedaliera del Piemonte indispensabile per tornare a programmare l'offerta sanitaria pubblica e privata come in questa Regione non si faceva da troppo tempo», un riferimento neanche troppo mascherato alla gestione leghista degli ultimi anni, ma anche alla confusione di alcune fasi della gestione Bresso: «Oggi abbiamo avviato un percorso che entro il 2017 ci consentirà di mettere in movimento risorse importanti per almeno 400 milioni di euro destinate anche all'edilizia sanitaria e soprattutto a rafforzare in modo considerevole l'assistenza territoriale e domiciliare», puntualizza il governatore. E sul provvedimento, l'assessore alla Sanità Antonio Saitta precisa i tempi della concreta applicazione del riordino: «l'attuazione di questa delibera di programmazione, che applica il decreto Balduzzi e il Patto della salute, sarà il primo compito dei nuovi direttori generali delle Asl e delle Aso, nella primavera prossima».

La delibera verso Roma. A questo punto, domani 20 novembre, la delibera sarà portata come atto di impegno politico al cosiddetto Tavolo Massicci a Roma, al ministero dell'Economia che dovrà mettere la sua firma entro i prossimi mesi, presumibilmente nella prossima convocazione di marzo 2015. «Ci presentiamo a Roma - dice Saitta - con una grande mole di lavoro svolta dalla Giunta Chiamparino nei primi cinque mesi di attività, consapevoli di avere l'onere di scelte difficili, spesso impopolari e sempre rinviate nel passato. Noi vogliamo uscire dal Piano di rientro, per ridare dignità al Piemonte».

I piemontesi però non devono aspettarsi rallentamenti o disservizi per questo cambiamento imminente dell'organizzazione delle prestazioni, che sono già di alto livello e che potranno solo migliorare: «Per i cittadini non ci saranno rivoluzioni, la revisione della rete ospedaliera pubblica non comporta alcun disservizio per gli utenti, anzi: nei prossimi due anni porterà a un reale aumento di efficienza nei reparti. Oggi le strutture complesse attive negli ospedali pubblici del Piemonte sono 842, con una frammentazione eccessiva di personale e con una produzione che troppo spesso non raggiunge i volumi necessari per garantire parametri di sicurezza agli ammalati» specifica l'assessore Saitta.

Riduzione di strutture ma non di personale. Nella nota diffusa oggi dalla Regione si legge che la delibera prevede che nei prossimi due anni le operazioni di accorpamento porteranno a una riduzione da 842 a 668 strutture; nel privato, le strutture complesse sono attualmente 185 e diventeranno 148, questo non porterà danno ai lavoratori della Sanità: «Non ci saranno né licenziamenti, né riduzioni di personale: a partire dal 2015 ci saranno invece incrementi di personale medico ed infermieristico. La nostra programmazione serve a valorizzare le numerose eccellenze della nostra sanità, ma soprattutto a garantire ai piemontesi un servizio sanitario che fermi l'emorragia di mobilità passiva verso altre Regioni».

La Regione ha poi fatto sapere che «la sanità del Piemonte negli ultimi anni è molto cambiata: la produzione è calata del 3% ma senza la contestuale riduzione dei costi ed è aumentata la mobilità passiva verso altre Regioni, il cui saldo è diventato negativo di 30 milioni nel 2013». Questa situazione non porterà a rivedere il numero dei posto letto: «I cittadini non assisteranno a una riduzione di posti letto nelle strutture bensì ad una diversa distribuzione che comporterà un aumento importante di posti letto di continuità assistenziale sull'intero territorio: ne abbiamo indicati in delibera ben 1.330 in più, un prima risposta alla richiesta di tante famiglie che dopo il ricovero ospedaliero chiedono soluzioni per gli ammalati, spesso anziani, prima del rientro in famiglia. Questa la grande differenza rispetto alle scelte della precedente amministrazione regionale», ecco, un'altra frecciata al precedente governatore Roberto Cota.

«Il fatto che la delibera è un atto di programmazione da attuare nel tempo entro i prossimi due anni – aggiunge Saitta – ci consente di completare il confronto sul territorio e con i sindaci e la popolazione, spostando alla fine del 2015 la scelta su alcune situazioni di particolare rilievo: ad esempio dove collocare nel territorio del VCO geograficamente penalizzato il pronto soccorso rafforzato di servizi essenziali ed il Dea di I livello, così come di valutare il mantenimento della classificazione di I livello per strutture come il Martini».