Aziende e regioni

Eppur si muove, la lunga marcia del Pronto soccorso

di Maria Pia Ruggieri (presidente nazionale Simeu, Società italiana della medicina di emergenza-urgenza)

Il sovraffollamento è il problema principale del sistema di emergenza-urgenza nazionale: fenomeno ormai endemico del servizio pubblico, non si manifesta esclusivamente durante le emergenze stagionali, come l’influenza invernale o il caldo estivo. La soluzione quindi non può che essere di tipo organizzativo, coinvolgendo tutto il Sistema ospedale e poi ancora il territorio.

Per questo Simeu, Società italiana della medicina di emergenza-urgenza, da anni impegnata nella definizione di modelli organizzativi-strutturali della Medicina e Chirurgia di accettazione e di urgenza (MeCau), ha deciso di dedicare a questo tema la “Settimana nazionale del Pronto soccorso 2017”, iniziativa giunta alla sua quarta edizione, anche quest’anno in collaborazione con il Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva.

Fino al 21 maggio, a partire dal 13 del mese, nelle principali città d’Italia sono organizzati incontri e manifestazioni fuori dagli ospedali per creare un’occasione di dialogo con la cittadinanza, lontano dal momento dell’emergenza, su un tema così spinoso, che spesso rischia di sfociare in conflitto fra pazienti e operatori.

È necessario partire dai dati, per fotografare la situazione reale: a tale scopo la Simeu ha promosso due rilevamenti a campione, il primo, spot, chiamato “Prontosett” sulla situazione reale del sovraffollamento in un giorno qualsiasi dell’anno, di un periodo non particolarmente “caldo”: il 13 marzo 2017 è stato chiesto a un numero significativo di pronto soccorso italiani quanti pazienti alle ore 14 si trovavano a stazionare in attesa di ricovero, in proporzione al numero di pazienti presenti quel giorno. Hanno risposto 243 pronto soccorso, che hanno accolto nel 2016 circa 11 milioni di pazienti, pari al 52% degli accessi di tutti i pronto soccorso italiani.

È emerso che nelle strutture monitorate a quell’ora, di un qualsiasi lunedì dell’anno, c’erano 1.560 pazienti che, dopo aver ultimato il percorso clinico in urgenza, erano in attesa di posto letto per ricovero in ospedale.

Si può stimare che ogni giorno, al di fuori di eventi eccezionali come l’epidemia invernale influenzale, oltre 3.000 pazienti attendano nei pronto soccorso un posto letto, attesa che sappiamo potrebbe protrarsi anche per diversi giorni e nella maggior parte dei casi su barelle. Ed è un dato che invece, in un sistema ideale, dovrebbe avvicinarsi allo zero, a dimostrazione di un fluido funzionamento dei flussi ospedalieri.

Dall’intervista, che ha coinvolto 64 Dea di secondo livello e 122 Dea di primo livello emerge inoltre come la maggiore sofferenza sia nei grandi ospedali metropolitani, quegli stessi ospedali che nei dati del ministero della Salute (Piano nazionale Esiti 2015) mostrano una permanenza in pronto soccorso oltre le 12 ore superiore al 10 per cento.

Il secondo rilevamento è stato più articolato e si è concentrato su una serie di cruciali questioni organizzative: dal 1° marzo al 30 aprile 2017 la società scientifica, attraverso la rete dei presidenti regionali Simeu e con il coordinamento di un gruppo di lavoro nazionale, ha raccolto i dati attraverso un questionario, per verificare l’adozione da parte delle strutture di MeCau di alcune delle soluzioni organizzative contenute nel Policy statement sul “Sovraffollamento dei Pronto soccorso”, pubblicato da Simeu nel 2015. Nel documento si sancisce in particolare la necessità di uno strumento validato di definizione del sovraffollamento, dell’Osservazione breve intensiva per la gestione clinica in Ps dei pazienti in attesa di definizione clinica dimissibili in 24-36 ore, della funzione del Bed management in staff alla Direzione sanitaria ospedaliera per la gestione dei posti letto intraospedalieri, della holding area per la facilitazione del ricovero in attesa di posto letto definitivo, della visibilità in tempo reale della disponibilità dei posti letto, dei percorsi post triage, fast track e post dimissione di Pronto soccorso.

Sono state censite 218 strutture di MeCau, pari al 33% di quelle presenti sul territorio nazionale (confrontati con i dati del ministero della Salute nel Piano nazionale Esiti 2015), distribuite nelle 20 Regioni e comprendenti 53 Pronto soccorso, 111 Dipartimenti emergenza accettazione (Dea) di primo livello e 54 di secondo livello.

Dai dati si evince in particolare, che il 48% delle MeCau ha elaborato un Piano di Gestione del sovraffollamento, ma che questo nella realtà non è sempre applicato. E che a oggi che in Italia non esiste uno strumento unico e validato per la misurazione del fenomeno del sovraffollamento, nonostante l’impegno di Simeu nella divulgazione della cultura del problema.

D’altra parte invece Obi, percorsi fast track, percorsi post triage e post dimissione, iniziano a diventare soluzioni sempre più diffuse, a dimostrazione che il mondo della medicina di emergenza-urgenza nel corso degli anni si sta evolvendo sia dal punto di vista organizzativo, sia dal punto di vista della cultura dei professionisti dell’emergenza.


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