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Il Covid taglia le altre cure: saltata una diagnosi su dieci

di Marzio Bartoloni e Barbara Gobbi (Il Sole-24Ore)

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Il Covid ha fatto sparire un pezzo di Sanità: rispetto a un anno fa sono saltate una diagnosi su dieci, un terzo delle viste specialistiche e un quarto delle richieste di esami diagnostici. Come uno tsunami prima il prolungato lockdown e poi la paura di contagiarsi ha spazzato via cure e prevenzione per milioni di italiani che rischiano di pagare un conto salatissimo nei prossimi mesi quando le malattie si potrebbero aggravare o le diagnosi tardare troppo.
A fotografare questo enorme buco nero che sta inghiottendo la salute degli italiani è una indagine realizzata da Iqvia - il provider globale di dati e analisi sanitarie-, con il contributo non condizionante di Farmindustria che sarà aggiornata ogni 3 mesi grazie a un osservatorio che monitorerà l'impatto della pandemia sulla Sanità. Lo studio si basa sull'analisi di dati rilevati su un campione rappresentativo di 900 medici di famiglia e un panel di 450 onco-ematologi. L’indagine mette a confronto il gennaio-ottobre 2020 con lo stesso periodo del 2019: secondo la survey in dieci mesi si è registrato un calo significativo dell'accesso a diagnosi e cure nelle principali aree terapeutiche rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Per quanto riguarda le principali patologie respiratorie e cardiometaboliche la contrazione significativa riguarda sia le nuove diagnosi (-521.000 pari a un calo del 12%) che l’inizio di nuovi trattamenti (-277.000, -10%). Crollano anche le visite specialistiche , se ne contano 1,5 milioni in meno (- 30%) così come le richieste di esami visto che ne sono state effettuate 2.415.000 in meno (- 22%).
In particolare per quanto riguarda le patologie respiratorie (Bpco/asma) si osserva un calo significativo delle nuove diagnosi (Bpco: -62.000, asma: -158.000), dei nuovi trattamenti (-46.000, -124.000), degli invii allo specialista (-123.000, -129.000) e delle richieste di spirometria (-108.000, -127.000). Il calo evidenziato durante il primo lockdown si è mantenuto anche nel periodo successivo. In ambito cardiovascolare per la fibrillazione atriale e lo scompenso cardiaco) si rileva una contrazione significativa delle nuove diagnosi (rispettivamente -18.000 e -44.000), dei nuovi trattamenti (-4.000, -29.000), degli invii al cardiologo (-81.000, -248.000) e delle richieste di Ecg (-64.000, -180.000). La leggera ripresa dopo il lockdown non ha compensato le perdite.
Anche in ambito oncologico- avverte ancora l’indagine di Iqvia - la contrazione è stata forte. Nel periodo del primo lockdown si stimano circa 18mila diagnosi posticipate. Il parziale recupero nei mesi estivi non ha compensato il calo: a ottobre complessivamente sono state fatte 30mila diagnosi di tumore in meno rispetto all’anno precedente. In particolare si rileva il calo delle richieste di screening per tumore al seno (-7%), ai polmoni (-10%) e al colon (-10%). Inoltre crollano le nuove diagnosi per tumore (-11%), gli inizi trattamento (-14%), gli interventi chirurgici (-17%) e i ricoveri (-14%). Anche in questo caso, dopo l'iniziale interruzione durante il primo lockdown dovuta alla chiusura di molti reparti e ambulatori si è osservato un recupero parziale durante i mesi estivi. Ma poi con la seconda ondata il calo è tornato.
Sergio Liberatore, amministratore delegato di Iqvia Italia segnala come il calo dell’accesso alle cure sia confermato dalla contrazione dell'intero settore farmaceutico: «Secondo i nostri dati, per la prima volta anche la spesa farmaceutica ospedaliera ha subito una contrazione a valori del 4,1% a settembre 2020 mentre a volumi è ancora più elevata (-10,1%)». «Molti pazienti - aggiunge Liberatore - hanno deciso di non andare in ospedale per paura del contagio e moltui repartui sono stati chiusi. Tutto questo ha impattato sul consumo di farmaci, anche salvavita. Il timore di contrarre il virus rischia di compromettere i successi ottenuti negli ultimi anni contro molte patologie».
Per Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria «Istituzioni, imprese del farmaco, attori della filiera, enti di ricerca, medici e altri operatori sanitari hanno dato vita ad una partnership pubblico-privato sinergica sia nel nostro Paese sia in campo internazionale. Grazie al contributo di tutti non solo è stata garantita ai pazienti la continuità delle cure ma si sono anche unite le forze nella Ricerca globale per trovare vaccini e terapie». «Dall’emergenza, che ha avuto serie conseguenze anche per chi soffriva di altre patologie come testimonia questo studio, è nato un modello di cooperazione innovativo. Ed è importante che questo modello - conclude Scaccabarozzi - possa diventare un pilastro di un metodo nuovo di confronto per l'innovazione. Per prendersi cura sempre più e sempre meglio del paziente, rafforzando sia il sistema ospedaliero sia la rete dell'assistenza territoriale, grazie a tecnologie digitali, telemedicina, home therapy».


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