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Oncologia e lavoro agile, le richieste dei pazienti alle istituzioni

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24 Esclusivo per Sanità24

Diritto al lavoro agile per pazienti in terapia e caregiver per due anni a partire dalla diagnosi, acquisizione di nuove competenze e formazione, accordo individuale tra azienda e lavoratore sulle modalità del lavoro agile, possibilità di trasferimento nella sede di lavoro più prossima al luogo di cura o al proprio domicilio: sono le istanze dei lavoratori che convivono con un tumore raccolte dal Gruppo di 39 associazioni pazienti “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”. Bisogni, richieste e priorità dei pazienti con tumore in tema di lavoro agile sono al centro di un documento presentato alle Istituzioni che si propone, insieme ai disegni di legge in discussione in Parlamento, di integrare e completare la disciplina normativa vigente in corso di revisione sul lavoro agile per le categorie in particolari condizioni di salute e per i loro caregiver.
Il lavoro in modalità agile è una realtà emersa fortemente in tempi di pandemia e destinata a rappresentare un’importante risorsa anche in epoca post-Covid, soprattutto per alcune categorie di lavoratori fragili, come i pazienti con tumore. Sono 377.000 le nuove diagnosi di tumore in Italia nel 2020 e quasi 4 milioni gli italiani che convivono con una diagnosi di cancro, decine di migliaia in trattamento: i tassi di mortalità si riducono e la sopravvivenza si allunga, ma spesso per i pazienti e per i loro caregiver è complicato conciliare la vita professionale e lavorativa con la malattia, scandita da accessi continui in ospedale per esami, visite, terapie mediche e riabilitative.
«L’attenzione ai lavoratori più fragili ammalati di cancro e soggetti a lunghi periodi di cure chirurgiche e mediche, oltre che riabilitative, è una priorità assoluta del nostro Gruppo – dichiara Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus e Coordinatrice del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” – la tutela sul posto di lavoro e la possibilità di conservarlo secondo modalità che permettano di coniugare le esigenze produttive e le esigenze delle cure è un tema che ci sta molto a cuore
e che in ottica post-Covid non può essere ignorato. La consultazione online promossa dal Gruppo ha confermato che i lavoratori più fragili considerano il lavoro agile un’importante opportunità e ha evidenziato i possibili interventi che potrebbero favorire un nuovo modo di lavorare, adeguato e formato. I lavoratori che convivono con un tumore segnalano come il lavoro agile presenti dei vantaggi dal punto di vista produttivo, clinico, psicologico e della vita privata: per una persona che si trova ad affrontare un tumore è fondamentale continuare a sentirsi socialmente utile e poter mantenere per quanto possibile le proprie attività e il proprio ruolo. Adesso ci prepariamo all’incontro e al confronto con le Istituzioni per richiedere un’integrazione della disciplina che regola il lavoro agile. Auspichiamo di intercettare sensibilità da parte dei politici su questa delicata problematica affinchè possa instaurarsi un percorso di condivisione e intesa tra Governo, Parlamento e Associazioni pazienti».
È essenziale, quindi, favorire nuove modalità di lavoro che accompagnino i lavoratori più fragili anche alla luce dei cambiamenti in atto, che rendono più che mai necessaria la tutela del diritto al lavoro di queste persone.
«Lavorare in modo agile e bene si può – afferma Tiziana Nisini, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Occorre però disciplinare in modo organico la materia al fine di evitare situazioni di conflitto tra lavoratori e datori di lavoro. Il tema del lavoro dei pazienti oncologici e oncoematologici è estremamente importante proprio come esempio virtuoso di lavoro agile. Abbiamo il dovere di ascoltare le istanze delle Associazioni dei pazienti e tradurle in una normativa che metta in primo piano i loro bisogni».
Le misure di distanziamento sociale introdotte in risposta alla pandemia Covid-19 hanno costretto molte persone a lavorare da casa. Secondo l’ultima indagine Eurostat nel 2020 il 12,2% degli italiani in età produttiva ha lavorato da casa, quota invece rimasta costante intorno al 5% negli ultimi dieci anni.
Il lavoro agile, secondo quanto recitato dalla legge 20 maggio 2017 n.81, era stato già introdotto da alcune aziende e oggi questa modalità di lavoro è destinata a crescere. Infatti, sono in atto in Parlamento, attraverso alcuni disegni di legge già depositati alle Camere, numerose iniziative di revisione e completamento della disciplina normativa vigente.
«Tutti i disegni di legge prefigurano interventi di revisione più o meno approfondita della disciplina sul lavoro agile nella prospettiva di una sua stabilizzazione dopo il periodo dell’emergenza pandemica – spiega Stefano Bellomo, Professore Ordinario di Diritto del lavoro alla Sapienza Università di Roma – E tutti sono caratterizzati, seppur con differenti contenuti, dal proposito di favorire questa forma di lavoro particolarmente congeniale a conciliare le esigenze aziendali e le istanze e i bisogni dei lavoratori più fragili. Quel che, tuttavia, si riscontra nella maggior parte dei disegni di legge è ancora una percezione non del tutto chiara del potenziale raccordo tra questo istituto legislativo e la situazione molto particolare e meritevole di attenzione specifica da parte del legislatore, tanto dei lavoratori malati di tumore quanto dei cosiddetti caregiver, che del malato si prendono cura. Per questo, grazie alle segnalazioni, indicazioni e sollecitazioni giunte dai pazienti e dalle loro Associazioni, è stato elaborato uno schema di intervento legislativo che dedichi una particolare considerazione a questi lavoratori. I punti salienti di questo articolo aggiuntivo sono i seguenti: il diritto al lavoro agile per il lavoratore malato di tumore e il suo caregiver per un periodo di circa due anni a partire dalla diagnosi; la necessità di un accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore con tumore; il diritto al trasferimento del lavoratore fragile nella sede più vicina al luogo di cura o di domicilio estensibile anche al caregiver; l’obbligo da parte del datore di lavoro di formare e rendere aggiornati i lavoratori fragili che svolgono attività remotizzata, garantendo loro la salvaguardia del patrimonio professionale in piena parità e opportunità economica e di carriera rispetto a chi lavora in sede».


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