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Healthy City/ Diabete e obesità, Anci battezza il patto tra Sport e Salute, specialisti e Intergruppi parlamentari per prevenire e curare grazie all'attività fisica

di Barbara Gobbi

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24 Esclusivo per Sanità24

«I dati parlano chiaro: ogni persona sedentaria in meno farebbe risparmiare 171 euro al sistema sanitario, la sedentarietà oggi ha un costo di 3,8 miliardi con un'incidenza dell'1,7% sul totale della spesa sanitaria pubblica e privata. Dopo il Covid c'è una domanda di attività fisica che Sport e Salute vuole accompagnare e incentivare. Non è casuale che siamo presenti in 4mila Comuni italiani con i progetti sociali quartieri, inclusione, sport nei parchi, carceri, spazi civici di comunità, per far sì che lo sport entri sempre più nella vita delle persone e anche sia uno strumento di rigenerazione delle città. Ecco perché siamo qui in Anci, per favorire concretamente la prevenzione e gli screening medici che sono decisivi per migliorare la qualità della vita delle persone». Così Vito Cozzoli, presidente e Ad Sport e Salute Spa, in occasione della firma a Roma nella sede dell'Associazione Comuni italiani (Anci) del Protocollo d'intesa per la messa a terra di iniziative su diabete e obesità, incluse campagne di sensibilizzazione e screening e di prevenzione tramite l'attività fisica. Il protocollo è sottoscritto dalla stessa Sport e Salute, dalle società scientifiche della diabetologia Amd e Sid, riunite sotto la sigla FeSDI-Alleanza per il diabete, e dagli Intergruppi parlamentari "Obesità e Diabete" e "Qualità di Vita nelle città".«Quello della sedentarietà è un tema molto serio - ha aggiunto Cozzoli -: quando siamo arrivati tre anni fa l'Italia era il quinto Paese più sedentario d'Europa mentre oggi siamo all'undicesimo posto. Abbiamo risalito la classifica di Eurobarometro della Commissione Ue e questo nonostante la Commissione non conteggi i ragazzi under 15: solo quest'anno sono 2 milioni i bambini che grazie a Sport e Salute praticano sport nella scuola primaria. Però è necessario fare un salto culturale: bisogna fare sì che lo sport entri sempre più nella vita delle persone non solo come attività fisica ma attraverso la consapevolezza che migliora la qualità della vita e il benessere individuale e collettivo».
«La promozione di sani stili di vita, di cui l’attività sportiva è parte integrante, è fondamentale nelle politiche di prevenzione - ha affermato Roberto Pella, vice presidente vicario Anci e presidente degli Intergruppi parlamentari "Qualità di vita nelle città" e "Obesità e Diabete" -. Dobbiamo agire a partire dai contesti urbani, "sportivizzando" le città e agevolando le persone a svolgere attività fisica. Con Sport e Salute abbiamo già avviato percorsi virtuosi, credendo nel ruolo dei Comuni come stimolatori dell’attività fisica. Dobbiamo mettere il tema al centro dell’agenda politica e lavorare insieme a tutti gli attori coinvolti. L’alleanza fra istituzioni, mondo medico-scientifico e mondo dello sport rappresenta un passo strategico che con il protocollo di oggi non potrà che rafforzarsi».
«Dobbiamo mettere lo sport al centro dei nostri contesti urbani, sviluppare il modello della Healthy City, intesa come contesto in cui tutti gli elementi ambientali, sociali, economici, culturali concorrono a un obiettivo salutogenico e non patogeno - ha affermato Mario Occhiuto, presidente al Senato dell'Intergruppo "Qualità di vita nelle città" e Segretario della Commissione Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica di Palazzo Madama -. Bisogna con fermezza promuovere una politica urbana che sappia essere una forma di medicina preventiva, in cui lo sport può avere un ruolo chiave, spezzando il circolo vizioso che si crea fra cattive condizioni di salute, povertà socio-economica, basso livello di istruzione ed emarginazione».
Il contesto e l'apporto della FeSDI-Alleanza per il diabete.
I dati sul "diabete in città" impongono interventi ad hoc: in Italia oltre una persona diabetica su due vive nei primi 100 nuclei urbani e metropolitani del Paese e oltre un terzo (il 36%) vive nelle 14 città metropolitane. Sono lo stile di vita, la sedentarietà, i ritmi serrati e la mancanza di spazi e spesso di risorse finanziarie per le famiglie a incidere: da qui la scelta di attivare con un protocollo dei percorsi virtuosi. Di cui inevitabilmente i medici specialisti sono l'ispirazione e la guida: «In Italia, oltre il 30% delle persone con diabete ha uno stile di vita sedentario: un dato estremamente preoccupante che necessita di un’inversione di rotta - dichiara infatti Riccardo Candido, presidente eletto dell’Associazione medici diabetologi (Amd) -. La firma di questo Protocollo d’intesa dimostra l’impegno che politici, medici e mondo dello sport vogliono assumersi: promuovere l'importanza della prevenzione e della diagnosi precoce del diabete per una migliore qualità di vita, una riduzione delle complicanze e una riduzione dei costi. È essenziale diffondere la cultura dell’attività fisica sin dall’esordio della malattia, ma è altrettanto importante farlo ancora prima, in chiave preventiva, perché è la terapia più accessibile, economica e salutare. Ed è altrettanto importante, visti i dati del diabete nelle città, che questi messaggi abbiano una eco in grado di raggiungere le periferie dei grandi centri urbani e le altre aree del Paese in cui si registrano i più alti tassi di prevalenza della malattia e delle sue complicanze». «L’attività fisica si può considerare il più importante tra gli alleati del cittadino con diabete - prosegue Angelo Avogaro, presidente della Società italiana di Diabetologia (Sid): talmente tanti sono i suoi effetti positivi su tutti gli organi e sistemi che la pratica dell’attività motoria oggi deve essere considerata una vera e propria terapia . Auspichiamo che presto l’attività motoria debba essere "ricettata" come le altre terapie farmacologiche indispensabili in fascia A. La tanto mitizzata medicina di prossimità deve iniziare proprio dall’incremento dell’attività motoria per quei cittadini che ne hanno assoluto bisogno».
Le proposte di legge
. E proprio in questo senso va una delle proposte di legge depositate in Parlamento, che vede come prima firmataria la senatrice Daniela Sbrollini, presidente degli Intergruppi "Qualità di Vita nelle Città" e "Obesità e Diabete" e vice presidente della Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale. «Il disegno di legge "Disposizioni recanti interventi finalizzati all’introduzione dell’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia all’interno del Servizio sanitario nazionale" - spiega - mira a dare la possibilità a pediatri, medici di medicina generale e specialisti di inserire lo sport, come un farmaco che però è privo di controindicazioni e fa bene a tutti, nella ricetta medica così che le famiglie possano usufruire delle detrazioni fiscali. La speranza è che, recuperando attraverso il 730 parte dell’investimento, le persone siano incentivate a impegnarsi in attività positive per la propria salute. Il testo - aggiunge - ha avuto già l'ok dal ministro Schillaci che ha detto che lo farà proprio e l'auspicio è che questo interesse port a un'accelerazione dell'iter».Sul fronte del contrasto all'obesità è stato invece lo stesso Roberto Pella ha presentare una proposta di legge, "Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità", «con importanti agevolazioni tra l’altro - spiega - per la realizzazione di impianti sportivi aziendali e la deducibilità delle spese per le attività sportive. Dobbiamo mettere il tema al centro dell’agenda politica e lavorare insieme a tutti gli attori coinvolti. L’alleanza fra istituzioni, mondo medico-scientifico e mondo dello sport rappresenta un passo strategico che con il protocollo di oggi non potrà che rafforzarsi».


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