Dal governo

Ai medici di famiglia 2 milioni di test rapidi, ma sindacati spaccati

di Mar. B. e G.Gob. (da Il Sole-24Ore)

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L'idea è quella di partire a novembre mettendo a disposizione ben 2 milioni di tamponi rapidi (i test anti genici) ai 51mila medici di famiglia e pediatri per provare a ridare un po' di fiato alle Asl che non riescono più a fare i test a tutti i casi sospetti. Si faranno negli studi (se adatti) e in strutture ad hoc. I fondi almeno per questi ultimi mesi del 2020 sono stanziati dal decreto Ristori che prevede 3o milioni per l'ultimo scorcio dell'anno (in pratica per due mesi). Fondi che serviranno per "ristorare" i medici per il loro impegno: i camici bianchi percepiranno 18 euro per ogni tampone rapido effettuato nel proprio studio e 12 euro per ogni test anti genico effettuato al di fuori nelle strutture che saranno messe a disposizione dalle aziende sanitarie. Un punto questo tra i più discussi dell'accordo su cui ieri si è lavorato fino a tarda sera con i sindacati dei medici convocati dalla Sisac, (la struttura interregionale per i sanitari convenzionati) per farlo confluire nel contratto di lavoro deí medici di famiglia. Un accordo che alla fine è stato siglato solo dalla Fimmg, la principale sigla che pesa per il 65%, e non dagli altri sindacati critici sulla previsione dell'obbligatorietà per i medici di medicina generale dí eseguire i test rapidi. La questione nelle settimane scorse ha sollevato più di un dubbio perché per alcune sigle non sarebbe sempre sicuro fare il testing negli studi. L'accordo definitivo prevede che i test siano una «funzione obbligatoria» che può essere delegata all'interno delle forme associative. E cioè i pazienti da testare potranno essere inviati da un medico di un team di medicina generale a un collega associato .
C'è poi come detto il nodo della inadeguatezza di molti studi: circa il 50% sono gestiti da un solo medico e per questo nell'accordo si prevede la possibilità di ricorrere a strutture esterne messe a disposizione dalle aziende sanitarie locali. Alcune Regioni si sono già portate avanti, come il Lazio dove circa 3oo medici (su 4mila totali) hanno dato la loro disponibilità per fare i test rapidi. Il decreto Ristori definisce anche il sistema per la comunicazione dei risultati dei tamponi antigenici rapidi eseguiti che avverrà mediante la tessera sanitaria in modo così da comunicare gli esiti oltre che al cittadino anche alle Asl.
Sempre lo stesso decreto istituisce presso il ministero della Salute, un cali center nazionale di risposta telefonica alle persone risultate positive al virus o che hanno avuto contatti stretti o casuali con soggetti risultati positivi, con il compito di svolgere attività di contact tracing e sorveglianza sanitaria nonché di informazione e accompagnamento verso i servizi di prevenzione e assistenza delle aziende sanitarie locali. Gli operatori del servizio accederanno anche al sistema centrale della App Immuni per caricare tutti i codici chiave in presenza di un caso di positività in modo da far funzionare a pieno regime la stessa app. Il decreto prevede anche che i laboratori che diagnosticano casi di positività comunicano i risultati al Sistema Tessera Sanitaria per renderli disponibili al servizio nazionale.


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