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Seconda Conferenza sulla salute mentale/ rotta sull'assistenza di comunità e di prossimità. Speranza: «Priorità per la ripartenza dell'Italia ma servono risorse»

di Barbara Gobbi

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«Non ci può essere salute senza salute mentale. Che è una priorità di questo Governo e in questo senso ci impegniamo a riorganizzare l'assistenza in un'ottica di vicinanza al paziente e a destinare risorse specifiche per la prevenzione, la formazione e la riqualificazione delle strutture». Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza inaugurando la seconda Conferenza nazionale sulla Salute mentale, dedicata alla "Salute mentale di comunità", organizzata a ben 20 anni dalla prima. «Servono fondi - ha avvisato Speranza -: abbiamo cominciato a stanziarli con il decreto 34 del 2020 e con il Ristori-bis ma è solo un primo passo e per questo lavoriamo su tre direttrici: l'impiego di una quota parte degli Obiettivi di Piano del Fondo sanitario nazionale, di una quota parte ex articolo 20 della legge sull'edilizia sanitaria e l'impiego, con una negoziazione che è già in corso, dei fondi strutturali delle sette Regioni del Sud dove il disagio mentale necessita particolarmente di interventi».
Oggi alla salute mentale va appena il 3,5% del Fondo sanitario nazionale mentre la soglia indicata sarebbe almeno il 5% e a fronte dell'exploit di disagio trasversale a tutte le fasce d'età e che ha colpito in particolare le donne, i giovani e i giovanissimi con la pandemia, urge un'azione coordinata. «Serve un'approccio alla persona individuale e di comunità, basate sul contatto sociale che è lo strumento più importante per superare lo stigma - ha detto Fabrizio Starace, coordinatore del Tavolo tecnico ministeriale Salute mentale che già la prossima settimana tornerà a riunirsi per fare il punto sui risultati emersi dalla "due giorni"».
Le parole-chiave dell'iniziativa, "aperta" dai messaggi del Presidente Mattarella e di Papa Francesco: de-istitituzionalizzazione, formazione, umanizzazione delle cure, interventi di prossimità e prevenzione anche alla luce del carico di disagio e malattia psichiatrica che la pandemia ha portato con sé. Ed è in corso intanto l'indagine conoscitiva sul funzionamento dei servizi di salute mentale durante la pandemia, che coinvolge tutti i Dsm e che fa capo all'Istituto superiore di sanità. Mentre il ministero sta collaborando con l'Oms al report sull'equità di accesso ai servizi di Salute mentale.
L'Italia è un punto di riferimento internazionale: capofila nel processo di deistituzionalizzazione a partire dalla legge Basaglia (la 180/78) che ha chiuso gli ospedali psichiatrici e poi - molto dopo - con la legge 81/2014 (che ha serrato gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) , è apprezzata per l'approccio di prossimità a cui sta lavorando anche forte delle risorse del Pnrr. Ma molto resta da fare per rendere omogenei gli interventi e garantire l'equità d'accesso e pieno rispetto del paziente, obiettivo particolarmente arduo nel caso dei disturbi mentali. Anche in quest'ottica il Gabinetto di Speranza ha appena inviato alla Conferenza Stato-Regioni il progetto che dovrebbe porre fine alla contenzione meccanica in tutte le strutture nel triennio 2021-2023. Il 3 settembre, l'unico "side event" del G7 sarà interamente dedicato alla Salute mentale e l'Italia preparerà un documento da consegnare ai ministri di riferimento il 5 e 6 settembre 2021. Sul territorio la disparità è ancora estrema tra le Regioni e la parola d'ordine è guardare alle best practice, che certo non mancano, e che sono spesso figlie proprio della "rivoluzione" avviata da Franco Basaglia oltre 40 anni fa.
Le proposte delle società scientifiche. Le associazioni e le società scientifiche ascoltano le proposte del Governo dal punto di vista della loro esperienza quotidiana e alla luce della pandemia: «C’è incertezza perché ancora non sappiamo come andrà a finire – spiega Claudio Mencacci, co-presidente della Società italiana di Psicofarmacologia (Sinpf) e professore emerito di psichiatria all’Università di Milano –. Il Covid ha lasciato ferite e aumentato enormemente la domanda di salute mentale, depressione in primo piano. Il suo aumento necessita sempre più di una azione coordinata tra le istituzioni di riconoscimento precoce e di interventi appropriati. La pandemia "emozionale", di cui si vedono solo alcune manifestazioni, scorre come un fiume carsico sotto di noi, e ne vedremo gli effetti solo con il tempo – continua Mencacci –. Certo ha fatto emergere un bisogno di innovazione, esteso a più ambiti. Innovazione farmacologica, soprattutto, che deve essere messa a disposizione del Ssn, nella ricerca scientifica, nella tecnologia, nell’utilizzo della comunicazione a distanza grazie alla rete web. Per favorire il passaggio all’innovazione occorre da un lato promuovere la digitalizzazione e dall’altro contribuire all’aumento dell’aspetto tecnologico e, dunque, alla riduzione delle diseguaglianze legate all’accesso della tecnologia. È necessario avviare processi di alfabetizzazione digitale che consentano di entrare in ‘connessione’, capire e contrastare i problemi di tracciamento della solitudine, dell’isolamento sociale, precursori delle ineguaglianze e delle disparità sociali”.La salute mentale è uno stile di vita, è un modo di comportarsi, di essere, di interfacciarsi e di relazionarsi con l’altro. Mentre è convinzione comune che ci si debba occupare e preoccupare della salute mentale solo in presenza di una patologia. La ‘sofferenza’ mentale è esplosa – quindi è stata vista anche dai più distratti – durante il periodo del Covid-19, e le sue manifestazioni continuano a essere presenti nel post pandemia che, con la sua ripresa, porta tutti a confrontarsi con un ‘tempo sospeso’ e con la paura di ricominciare, anch’essa manifestazione celata di uno stress latente e esistente. In sostanza è in atto un cambiamento del nostro modo di vivere e di relazionarci con gli altri, di pensare il futuro. Con queste premesse – è l’appello della Società Italiana di Psicofarmacologia (SINPF) – la politica deve prendere finalmente decisioni operative reali, mettendo i dipartimenti di salute mentale e le strutture ad essi correlate nelle condizioni di poter operare in questa fase. Non serve molto: risorse, sotto forma di personale formato (medico, infermieristico e assistenziale) e un adeguamento tecnologico per la telemedicina. Interventi strutturali ove richiesti e necessari, strumenti per poter proteggere i pazienti. A programmare questo dovrebbe soprattutto servire la seconda conferenza nazionale sulla salute mentale che inizia i suoi lavori ‘virtuali’ oggi a Roma».
Sull'Aventino la Società italiana di Psichiatria (Sip): «Sono costretto a rinunciare alla partecipazione alla Conferenza tanto nella mia veste di presidente Sip quanto di Componente del Tavolo tecnico sulla Salute mentale del ministero – spiega Massimo di Giannantonio - Non condivido il metodo autoreferenziale di scelta degli argomenti oggetto dei lavori che sono stati "trapiantati" dal Tavolo tecnico nel programma della Conferenza, senza confronto né discussione. Non condivido la scelta di impedire la partecipazione del Coordinamento nazionale dei Direttori dei Dipartimenti di salute mentale, né la decisione di non coinvolgere il mondo della ricerca e il ministero dell’Università e della Ricerca, principale garante e promotore dei percorsi formativi dei professionisti della salute mentale. Sorprende anche che una tematica prioritaria, come il consumo delle sostanze psicoattive, inerente alla sofferenza mentale contemporanea, sia totalmente assente dal programma dei lavori». La Sip rilancia l'allarme pisichiatria: la situazione a causa della pandemia di Covid-19, è peggiorata: sono 850 mila le persone che vengono seguite quotidianamente dai dipartimenti di salute mentale ma, secondo l’Istat, più di tre milioni hanno bisogno di una presa in carico. «Serve un cambio di rotta, un piano di azione concreto con risorse adeguate, basato sulle evidenza scientifiche e non su ideologie antiche e superate, con la reale partecipazione di chi affronta ogni giorno sul campo i problemi di salute mentale del Paese. Senza queste premesse teoriche e organizzative la Conferenza rischia di essere una grande occasione mancata».


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