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Speranza, indennità per medici e infermieri Pronto soccorso in manovra. Manca (Simeu): «Primo passo ma i problemi restano»

di Red. San.

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«Medici, infermieri e professionisti sanitari dei Pronto soccorso affrontano quotidianamente l'emergenza e lavorano sovente in condizioni di stress. Per questo ho proposto che dal prossimo anno venga aggiunta alle loro retribuzioni un'indennità accessoria. Servirà a rendere più forte la prima linea del nostro Servizio sanitario nazionale a cui dobbiamo tutti dire Grazie». Così il ministro della Salute Roberto Speranza su Facebook. La cifra prevista in manovra per medici e infermieri di Pronto soccorso è pari a 90 milioni a partire da gennaio 2022.

Raffaele Donini, assessore della Regione Emilia-Romagna e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni delle province autonome garantisce il sostegno delle Regioni. "E’ fondamentale garantire quello che può essere considerato l’avamposto della sanità pubblica, ovvero il presidio dei pronto soccorso - sottolinea - . Per questo motivo la previsione nella manovra di una nuova indennità accessoria per medici ed infermieri impegnati in questo settore, perorata e sostenuta in più occasioni dalla Conferenza delle Regioni, è estremamente positiva". Secondo Donini occorre " il massimo impegno delle istituzioni per fermare l’esodo del personale sanitario dai pronto soccorso, riconoscendo la specificità delle particolari condizioni di chi è chiamato ad operare in tali contesti, caratterizzati spesso da situazioni di massima urgenza".

"Un primo passo - rileva dal canto suo il presidente della Simeu (Società di medicina di Emergenza-Urgenza) Salvatore Manca - ma i problemi del Pronto soccorso sono estremamente complessi e li denunciamo da anni. Dalla violenza sugli operatori sanitari che vede la legge del 2020 di fatto ampiamente inapplicata all'insufficiente numero di posti letto confermato a tre per mille abitanti anche nel decreto che revisiona il Dm 70 alla mancata applicazione della continuità di cura sul territorio. La conseguenza è la progressiva desertificazione della professione, tra colleghi che "lasciano" appena possono, i concorsi che vanno deserti e i giovani che lasciano sul tavolo il 50% delle borse di studio per la specialità. Servono interventi e risposte complessi, per questo confermiamo la nostra manifestazione nazionale del 17 novembre".

Gli fa eco l'Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri. Che "esprime apprezzamento per l’istituzione dell’indennità specifica per il Pronto soccorso. Essa però rappresenta solo un piccolo passo, insufficiente a risolvere la crisi che investe un settore architrave dell’intero Ssn, sia per la sua irrisorietà, quasi un’inezia in termini economici, sia perché da sola non incide su condizioni di lavoro al limite della sopportabilità, quotidianamente testimoniate dalle fughe fin dalla formazione specialistica e dalla crisi vocazionale. C’è da scommettere -affermano dall'Anaao - che un finanziamento di questa entità, per di più isolato, non fermerà l’emorragia dei colleghi dai reparti di emergenza, attratti sempre più spesso dalle sirene del privato e delle cooperative. Gli eroi della pandemia, tutti, nessuno escluso, meritano di più e si aspettano dal governo qualcosa di più di una foto ricordo con i grandi della terra".

"Apprezziamo molto la sensibilità del ministro Speranza nei confronti dei sanitari che lavorano nei pronto soccorso e nelle strutture di emergenza del Ssn - afferma Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed -. Ci rendiamo conto che si tratta di un segnale di attenzione verso i medici che lavorano in condizioni di grave precarietà e rischio; tuttavia – prosegue Quici - riteniamo che occorra un intervento strutturale che recuperi ‘motivazione’ per quei professionisti che trascorrono tutto il loro lavoro nei pronto soccorso, sulle autoambulanze, nelle strutture di emergenza. Troppi disegni di legge in cantiere, troppi contratti di lavoro differenziati, troppi stati giuridici, troppe organizzazioni che non fanno altro che favorire l’ingresso di troppi stakeholders. Cimo-Fesmed rilancia ancora una volta la necessità di avere una rete unica dell’emergenza e uno stato giuridico unico del personale ma, soprattutto, rilancia l’ipotesi che l’intero sistema di emergenza diventi la ‘quarta’ gamba del Ssn perché oggi è terra di tutti e di nessuno, predata da interessi diversificati che non risolvono i problemi dei cittadini e degli stessi operatori sanitari», ha concluso Quici.

Per Giovanni Migliore, presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso),"l’indennità accessoria da aggiungere alle retribuzioni di chi è in prima linea, annunciata dal ministro della Salute Roberto Speranza, rappresenta un giusto riconoscimento dell’impegno svolto in corsia dai professionisti dell’emergenza-urgenza e un concreto incentivo per il personale a scegliere e a rimanere nei reparti di pronto soccorso dove c’è più bisogno". Servono, tuttavia, secondo Fiaso " anche interventi di prevenzione e di deterrenza delle aggressioni, con protocolli operativi per la sicurezza del personale sanitario da adottare in sinergia con le forze di polizia".

Secondo Emanuele Cosentino, responsabile nazionale Fismu 118 (convenzionati) e Mirella Triozzi, medico dirigente del 118 e dirigente Fismu"Lla situazione nell’area dell’emergenza urgenza è drammatica: una rete di assistenza che parte dal territorio e arriva al Pronto soccorso, che ha bisogno di interventi straordinari. Non bastano 90 milioni dal 2022, escludendo oltretutto, gravemente, ed arbitrariamente tutto il personale medico che lavora nel 118". "Al ministro Speranza - aggiungono Cosentino e Triozzi - chiediamo di prevedere più risorse ed estenderle anche al 118".



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