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Aiop Lombardia: «Mancano medici e infermieri, a rischio l'attività giornaliera»

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Mancano medici e infermieri e nei prossimi mesi la situazione è destinata a peggiorare, senza un intervento strutturato rischiamo di fermare una macchina sanitaria che sta riprendendo a fatica il proprio percorso post pandemico. L’allarme è di Aiop Lombardia, l’associazione che riunisce le strutture dell’ospedalità privata. Un richiamo alle istituzioni che arriva dalla regione maggiormente colpita dal Covid ma che - sottolineano da Aiop - riguarda anche tutto il resto della nazione.
Le prospettive e le proiezioni parlano di migliaia di posti vacanti nell’arco di pochi anni.
In Lombardia in questo momento sono già centinaia le posizioni aperte e le richieste da parte delle strutture sanitarie e ospedaliere in termini di implementazione del personale arrivano quotidianamente.
«La carenza di medici e infermieri – sottolinea il presidente di Aiop Lombardia Dario Beretta – è il problema. Non è possibile programmare la sanità del futuro se non si pensa a un piano strutturato e organico di lunga durata per riempire i gap. Dico di più: in queste condizioni diventa complicato anche programmare l’attività giornaliera, abbiamo casi di strutture che hanno visto andar via decine di unità da un giorno all’altro».
L’allarme è scattato per figure come anestesisti, neurologi, ortopedici, fisiatri e internisti.
Peggiore la situazione sul fronte infermieristico.
Recentemente uno studio pubblicato da Lancet ha quantificato gli effetti della carenza di infermieri: ipotizzando che si riuscisse ad avere un rapporto di 1 infermiere per 6 pazienti e nello staff fosse presente almeno il 60% di infermieri laureati, potrebbero essere evitate 3.500 morti all’anno. A ogni aumento del 10% di personale infermieristico laureato corrisponde una diminuzione del 7% di mortalità.
Gli esempi di quanto sta accadendo in Lombardia non mancano.
In prima linea Carla Nanni, Direttrice Generale del Gruppo Italcliniche, a denunciare la situazione di emergenza della struttura Moriggia Pelascini di Gravedona. «Il nostro Ospedale, situato sul lago di Como in un territorio difficile sul piano delle comunicazioni, svolge un ruolo strategico nella rete dell’urgenza per la Regione Lombardia, in particolare per quanto riguarda la partecipazione alle reti tempo dipendenti”. La carenza di personale mette a dura prova l’efficienza della struttura ospedaliera, in particolare spiega Nanni “A causa della carenza di neurologi, la permanenza nella rete stroke è assicurata solo grazie al sacrificio degli specialisti rimasti, ma questa non può essere, come è ovvio, una soluzione di medio/lungo periodo».
La condizione di carenza del personale sanitario nelle strutture di tutto il Paese è «un problema cronico», così la definisce Michele Nicchio del Gruppo Mantova Salus. «Nelle nostre strutture da anni riscontriamo una grande differenza tra la domanda e l’offerta per quanto riguarda il personale sanitario – spiega Nicchio – di conseguenza siamo costretti a ricercare personale sanitario altamente qualificato all’estero». La soluzione è in mano alle istituzioni, conclude Nicchio «Aprire le borse di studio per gli specializzandi medici e per i corsi di infermieristica potrebbe arginare il problema».
Una delle possibili soluzioni messe in campo da Aiop Lombardia per affrontare la questione in tempi rapidi è il reclutamento di medici e infermieri da Cuba.
«Abbiamo molto apprezzato le misure implementate dal Governo per incrementare il numero di specializzandi – e il precoce utilizzo degli stessi - e di professionisti ma, purtroppo, si tratta di misure che hanno bisogno di tempo per avere effetto diretto sull’assistenza», spiega Dario Beretta. «Già con il Covid è arrivato da Cuba un sostegno importante con l’invio di personale specializzato, ora abbiamo la possibilità di portare in Italia un numero cospicuo di professionisti per dare uno slancio alle attività delle nostre strutture ospedaliere e sanitarie. Si tratta di personale altamente specializzato, che nella maggior parte dei casi ha già operato all’estero, che verrebbe specificamente formato per operare in Italia, e che sarebbe in grado di fornire alcune professionalità strategiche per l’attuale momento. Occorre però – conclude Beretta – superare le questioni aperte sul fronte logistico e burocratico e procedere spediti con il riconoscimento dell’equipollenza dei titoli di studio tra Italia e Cuba e permettere al personale sanitario cubano di esercitare sul territorio nazionale».


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