In parlamento

Vaccini a scuola, prima la bagarre poi l’intesa. Respinta la richiesta M5S di non passaggio all’esame degli articoli. Farmacie, nuovo asse Pd-Forza Italia. Ddl avanti piano

di B. Gob.

Un pomeriggio di discussione generale infuocata, che solo alle 19 dà spazio alla illustrazione degli emendamenti da parte dei gruppi politici, e ai loro interventi. Con tempi peraltro «molto contingentati», come ha ricordato il presidente Pietro Grasso. L’Aula del Senato ha dedicato quasi tutta la seduta pomeridiana alle dichiarazioni sulla richiesta di “non passaggio all’esame degli articoli” del Ddl 2856 di conversione del decreto sui vaccini a scuola, presentata dai senatori del Movimento5Stelle e condivisa da Lega e verdiniani.

La bocciatura della proposta M5S - 199 “no” e 63 “sì” - è frutto essenzialmente della ricomposizione dell’asse Pd-Forza Italia. Con il senatore forzista Paolo Romani che, dopo aver annunciato «trattative in corso» sulle proposte di modifica del suo partito, in seno al Comitato ristretto, ha dato il placet al proseguo della discussione e messo una pietra sull’ipotesi di fiducia. «Perché - ha spiegato - ho incontrato chi in piazza stava manifestando e mi è sembrato che ci fosse la possibilità di migliorare il testo». E intanto il venir meno dell’ipotesi, ventilata per prima dalla Lega, di presentare la richiesta di voti segreti, ha allontanato decisamente il ricorso alla fiducia, autorizzato in Consiglio dei ministri lunedì scorso.
L’intesa tra senatori Pd e forzisti ha dato slancio alla riformulazione dell’emendamento (presentato in più versioni, in origine, dai senatori farmacisti) che “apre” alle vaccinazioni anche nelle farmacie, e che era stato bocciato dalla commissione Bilancio per mancanza di copertura. La nuova versione, presentata questa poi in Aula dalla relatrice del provvedimento Patrizia Manassero (Pd), dà alle Regioni - senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica - la possibilità di autorizzare presso le farmacie aperte al pubblico la somministrazione dei vaccini da parte di medici coadiuvati da infermieri o altri assistenti, «in spazi idonei sotto il profilo igienico sanitario».
Schermaglie - dovute essenzialmente alla copertura - sulla richiesta di FI - rimasta in stand-by per il momento - per chiedere l’obbligatorietà (in teroria implicita) anche per i minori stranieri non accompagnati (emendamento 1.1500/5), su cui la relatrice Patrizia Manassero ha dato parere negativo. Il capogruppo Romani a questo punto l’ha corretta: «Noi veramente avevamo avuto garanzie dal governo che il parere sarebbe stato positivo». Conferma la ministra della Salute Lorenzin, intervenuta per dire che in effetti c’era l’accordo.
Da Forza Italia, anche la proposta di sforbiciare ulteriormente - e decisamente - le multe ai genitori inadempienti: andrebbero da un minimo di 100 euro a un massimo di 500 euro.

La bagarre in aula, in un contesto di toni più che accesi tra accuse di conflitti d’interesse in capo alle autorità scientifiche che sostengono l’obbligatorietà - il riferimento è all’interrogazione presentata da art. 1-MdP sul presidente Iss Walter Ricciardi - e di coercizione vaccinale assimilata a un Tso, si è scatenata durante l’intervento della ministra della Salute, seguito allo speach della relatrice Patrizia Manassero (Pd). Che aveva invitato i colleghi al dialogo e rilanciato sulla necessaria «mediazione per far convivere obbligo e promozione attiva delle vaccinazioni».

La stessa ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha alzato i toni, in difesa dell’approccio scientifico che avrebbe guidato il Governo nella scelta di reintrodurre l’obbligatorietà sui vaccini: «Abbiamo preso una decisione nell’interesse di tutta la popolazione, anche di chi ancora deve nascere - ha affermato Lorenzin - perché in Italia continua a non esserci una cultura basata sulle evidenze scientifiche. Mentre nel mondo solo quest’anno le vaccinazioni hanno salvato 2,5 milioni di vite, 1 milione soltanto per il morbillo». E «la scelta del decreto legge - ha proseguito - è derivata dall’urgenza di far risalire rapidamente il livello della copertura vaccinale». Gli attacchi trasversali dei senatori sui presunti conflitti d’interesse in seno agli organi di consulenza del ministero? «La politica di fronte alle istituzioni scientifiche deve fare un passo laterale, perché la politica non fa la scienza ma la accompagna, la regola e la garantisce ai cittadini», ha chiuso tranchante la ministra.


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