In parlamento

Covid/ Arriva il Dpcm di Pasqua, dal 6 marzo al 6 aprile. Speranza alle Camere: «Non ci sono le condizioni per allentare le misure». Poi: «Italia impegnata a recuperare i ritardi, il Governo investirà sulla farmaceutica»

di Barbara Gobbi

S
24 Esclusivo per Sanità24

«I ritardi di nuove forniture, che pure ci sono, non ci impediranno di sconfiggere il virus. Ma non ci sono oggi le condizioni epidemiologiche per allentare le misure di contrasto alla pandemia». Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza nelle comunicazioni in Aula prima al Senato e poi alla Camera sulle nuove misure contro il Covid-19. Nel «ringraziare il Comitato tecnico-scientifico», il ministro della Salute ha affermato che «in ogni caso sono da considerare proposte di modifica della sua composizione così come la scelta di un portavoce unico». Quanto alle modalità con cui sono state comunicate le misure fino a oggi, in linea con l'impegno assunto già nel discorso per la fiducia dal presidente del Consiglio Mario Draghi , Speranza ha tenuto a precisare che «la scadenza dell'attuale Dpcm è prevista il 5 marzo, il Governo è qui con anticipo per il confronto con il Parlamento, con le commissioni parlamentari e con le Regioni». Il prossimo provvedimento sarà sempre un Dpcm e sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, quindi le misure includeranno anche le festività di Pasqua. L'appello all'unità davanti alle tante voci che parlano all'interno della maggioranza era inevitabile: «È chiaro - ha detto Speranza - che solo il lavoro comune di tutte le istituzioni può consentirci di combattere il virus. Fronteggiare con determinazione le gravi emergenze sanitarie, economiche e sociali è l'obiettivo con cui è nato questo Governo», ha ricordato il ministro della Salute, aggiungendo che «serve una vera coesione nella gestione dell'emergenza. Dal 20 febbraio di un anno fa è stato chiaro che senza uno sforzo unitario non si sarebbe arginato né tantomeno sconfitto questo nemico che ci ha colpito. L'unica strada è l'unità, siamo all'ultimo miglio per vincere la battaglia: ora serve una leale collaborazione a Roma come in tutte le Regioni», ha detto Speranza. ma non basta, serve l'impegno dei singoli: «La pandemia non si batte solo con il buon governo, l'arma in più è la collaborazione continua di ogni persona nell'osservare le buone pratiche», ha affermato quindi il ministro.
«Le principali Nazioni europee hanno scelto una linea comune di massimo rigore e l'Italia si muove su questa linea di prudenza e di difesa del diritto alla salute. Su questa linea abbiamo già approvato lunedì scorso il decreto che proroga al 27 marzo il divieto di spostamento tra Regioni e introduce ulteriori misure. Sarebbe un grave errore se affrontassimo in modo diverso l'ultima fase della lotta alla pandemia, anche perché fino a oggi differenziare le scelte su scala regionale legandole a valutazioni scientifiche ci ha consentito di non ricorrere ad altri lockdown dopo quello di marzo scorso». Così il ministro è entrato nei dettagli delle condizioni epidemiologiche che non consentirebbero allentamenti. «I numeri non lasciano spazi per dubbi interpretativi», ha detto Speranza, ricordando che secondo l'ultimo monitoraggio della Cabina di regia «l'Rt si avvia di nuovo a superare la soglia di 1. Le varianti, inoltre, condizioneranno l'epidemia nel suo complesso e se oggi la variante inglese è al 17,8% dei casi, presto sarà prevalente nel nostro Paese. Fortunatamente non compromette l'efficacia dei vaccini mentre le altre due, sudafricana e brasiliana, potrebbero farlo. Mentre gli studi sono in corso, servono misure chirurgiche - ha avvisato Speranza - con zone rosse o arancione rafforzata. Oggi siamo a 25 zone rosse. Misure restrittive che sono indispensabili».
Impegno a tutto campo contro i ritardi nelle consegne di vaccini. che sono un bene comune
«La consegna puntuale delle dosi che abbiamo per tempo opzionato è cruciale per una buona riuscita della campagna vaccinale. L'Italia non si rassegna alla riduzione rispetto ai contratti siglati in ambito europeo che le assegnano una quota del 13,46% per ogni accordo sottoscritto. Stiamo esercitando il massimo di pressione sulle aziende produttrici affinché si trovino le soluzioni necessarie ad aumentare la produzione», ha affermato il ministro. «Per raggiungere questo obiettivo vanno perseguite tutte le opzioni possibili, nessuna esclusa - ha aggiunto - e come hanno sostenute numerose personalità del mondo scientifico, religioso e del volontariato davanti a un'emergenza di queste proporzioni non regge l'idea di una proprietà esclusiva dei brevetti. Produrre i vaccini deve essere considerato un bene da mettere a disposizione di tutti i Paesi del mondo, il vaccino deve essere un bene comune accessibile a tutti e non un privilegio di pochi».
Il Governo investirà sulla farmaceutica, «asset strategico». Siamo al lavoro da tempo con la Commissione Europea per verificare la possibilità di mettere a disposizione impianti farmaceutici italiani per accelerare la produzione di vaccini. Più in generale la scelta che il Governo intende promuovere con determinazione è quella di continuare a investire per sostenere e sviluppare il sistema industriale italiano della farmaceutica, che è un asset strategico per il Paese. Non per coltivare un'illusoria autosufficienza nazionale, ma per essere un partner sempre più forte e autorevole del sistema produttivo europeo e mondiale», ha detto Speranza. Già ci si è avviati su questa strada, del resto: il titolare della Salute ha ricordato come l'Italia «nel vivo della pandemia» abbia già investito negli anticorpi monoclonali con il lavoro di Toscana Life Science e sostenga il vaccino italiano sviluppato da Reithera anche con il lavoro dell'Istituto Spallanzani.
Tre obiettivi strategici per la campagna vaccini. Infine, i tre obiettivi strategici della campagna vaccinale, che saranno portati avanti anche con il contributo di almeno 40mila medici di medicina generale, ringraziati dal ministro: concludere al più presto la Fase 1 mettendo in sicurezza operatori sanitari, ospiti delle Rsa e "over 80", poi tutelare le categorie più vulnerabili individuate insieme al Consiglio superiore di sanità e in terzo luogo vaccinare il personale della scuola - condizione necessaria per rientrare dalla didattica a distanza in sicurezza - e gli operatori dei servizi pubblici essenziali, categorie a cui va dato il vaccino AstraZeneca. «Ai milioni di italiani che aspettano il loro turno - ha promesso Speranza - dico che i ritardi saranno superati e che giorno dopo giorno aumenterà la quota dei vaccinati. L'Italia sarà all'altezza della sfida».


© RIPRODUZIONE RISERVATA