Lavoro e professione

Andi: dopo l’austerity tornano a crescere le spese per il dentista

di Ernesto Diffidenti

Il modello organizzativo per svolgere la professione resta quello dello studio singolo mentre sui ricavi si confermano le difficoltà: il 30% dei dentisti pensa che la situazione è destinata a peggiorare . C’è, però, un piccolo segnale positivo: nel 2014 i pessimisti erano quasi il 40%. E non solo. E’ anche aumentata dal 42,3 al 49,7 la percentuale di professionisti che dichiarano un ricavo stabile. E' quanto emerge dall’analisi congiunturale 2016 «La professione odontoiatrica cambia o rimane fedele ai suoi modelli?», realizzata dal servizio studi dell’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) intervistando più di 3mila odontoiatri, presentata oggi a Rimini nel corso di Expodental.

Secondo il presidente dell’Andi, Gianfranco Prada, «l’andamento della spesa odontoiatrica si è dimostrato marcatamente sensibile all'andamento del Pil. A ciò si aggiunge che il consumo e la spesa odontoiatrica sono una categoria di spesa alla quale le famiglie non rinunciano completamente, a differenza di altre voci di consumo, ma che tendono a differire - sottolinea l’Andi -. Pertanto è lecito supporre che le spese non sostenute nel corso degli anni di recessione si siano concentrate nel periodo successivo, quando si registrano uno stop alla recessione e un minimo di ripresa».

Insomma, seppure lentamente, le famiglie stanno tornando a spendere per le cure dentali anche se il contesto economico resta difficile. Dall’indagine, inoltre, emerge che oltre la metà dei dentisti pratica prezzi in linea con il tariffario Andi, mentre il 20,7% (in diminuzione rispetto all'anno precedente) pratica tariffe più basse e il 13,5% più alte (in aumento rispetto all'anno precedente). Dunque, in linea con i risultati precedenti, le previsioni per il 2016 mostrano segnali di miglioramento.

Nel 2016, in ogni caso, i dentisti hanno messo in atto nuove strategie per rilanciare l'offerta. «Sono principalmente due - ricorda Aldo Piperno dell’Università Federico II di Napoli -: l’investimento nella formazione propria, del personale e investimento nello studio; l'ottimizzazione nell'utilizzo delle risorse in termini di aumento dell'efficienza e riduzione della spesa. Si segnala un deciso calo della percentuale di dentisti (dal 22,7% del 2015 al 14% del 2016) che hanno fatto convenzioni con fondi e assicurazioni».

Secondo gli intervistati «la concorrenza è destinata ad aumentare» e il format che maggiormente si svilupperà «sarà quello dello studio libero-professionale indipendente, ma in associazione». Ossia i dentisti ritengono che il modello tradizionale presente rimarrà fondamentalmente tale, ma in una forma cui si attribuisce la potenzialità di una maggiore efficienza e di sinergie operative.

Tra le difficoltà riscontrate nel 2015, e dichiarate nell'indagine 2016, quelle maggiormente indicate sono il peso della burocrazia (90,3%), il calo della domanda (70%), il ritardo nei pagamenti (69,5%) e l'aumento della concorrenza sleale (52,7%). Rispetto all'anno precedente cresce la percentuale relativa al carico burocratico e alla concorrenza sleale, e cala leggermente quella dovuta al calo della domanda. Nel 2016, rispetto al 2015, la percentuale di dentisti è lievemente diminuita per alcune specialità (chirurgia orale, conservativa endodonzia), ma la variazione è dovuta al calo del numero medio di specialità praticate. Dal report emerge che la conservativa, l'endodonzia, la protesi e l'odontoiatria generale sono prestazioni erogate da quasi tutti i dentisti. Implantologia e protesi crescono con l'età del dentista, mentre l'odontoiatria infantile cala con l'età.


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