Lavoro e professione

Previdenza: si torna a parlare di "pensioni d'oro" nei programmi elettorali

di Claudio Testuzza

S
24 Esclusivo per Sanità24

Con la sentenza della Corte costituzionale, n 234 del 9 novembre 2021, sull’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 261, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 ( Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021 ), nella parte in cui stabilisce la riduzione dei trattamenti pensionistici ivi indicati per la durata di cinque anni, anziché per la durata di tre anni, il contributo di solidarietà, introdotto per i trattamenti pensionistici al disopra dei 100mila euro annui lordi, dettato dalla legge di bilancio per il 2019 e previsto per la durata di cinque anni, sino al dicembre 2023, il periodo del taglio pensionistico è stato ridotto a tre anni. Per cui dal 31 dicembre 2021 le "pensioni d’oro" non sono più soggette all’odioso e gravoso taglio del suo importo.
Odioso perché colpiva trattamenti prodotti da abbondanti contributi versati dagli interessati nel periodo lavorativo, facendo credere che fossero denari sottratti ai bilanci dello Stato e dei singoli cittadini. Di fatto introducendo un’aliquota aggiuntiva, al già elevato trattamento fiscale, solo per pochi definiti “ eletti ”. Gravoso perché le riduzioni andavano, a scaglioni, dal 15 % per pensioni da 100 mila a 130 mila euro lordi annui, del 25 % da 130 mila a 200 mila euro, del 30% da 200 mila a 350 mila euro, da 350 mila a 500 mila euro, del 40 % per pensioni di oltre 500 mila euro, sempre annui ed a lordo.
Ricordiamo che la riduzione riguarda esclusivamente i trattamenti diretti erogati dall’INPS con almeno una quota liquidata secondo il principio retributivo.
Mentre ancora si sta pensando, ad una riforma strutturale del sistema pensionistico, e sono molte le incertezze e le variegate proposte dei partiti in previsione delle prossime elezioni, anche in merito ai possibili interventi che verranno inseriti nella prossima legge di Bilancio, a prescindere dalle novità che saranno approvate, la data del termine del contributo di solidarietà sulle pensioni “ più ricche ” è apparso uno dei pochi punti fermi.
Ma così non sembra.
Il programma elettorale dei Fratelli d’Italia “ Pronti a risollevare l’Italia ”, infatti afferma la possibilità di un “ ricalcolo, oltre un’elevata soglia, delle “ pensioni d’oro” che non corrispondono a contributi effettivamente versati ”.
Cosa possa significare questa frase, un poco sibillina, ci sembra abbastanza chiaro.
Oltre ad identificare una elevata soglia delle pensioni, un’altra volta considerate “ d’oro ” , e quindi soggette ad un possibile intervento riduttivo sulla base di altri e forse più cospicui tagli, se ne prevede un ricalcolo su i contributi versati, verosimilmente, applicando il calcolo contributivo alle pensioni già in essere.
In questa maniera intervenendo ad annullare il pur modesto vantaggio del calcolo così detto “ misto ”. Cioè eliminando la parte di pensione retributiva attiva per coloro che fossero andati in pensione avendo maturato almeno 18 anni di contributi al 1995, o solo in parte sino a quella data.
Il ricalcolo porterebbe ad un taglio evidente dal loro importo attuale essendo il trattamento con il sistema contributivo certamente inferiore a quello realizzato con il sistema retributivo.
E’ un’ipotesi davvero restrittiva ed anche illegittima che ridurrebbe drasticamente quanto già stabilito dalla legge e porrebbe in grave difficoltà coloro che usufruiscono di un diritto consolidato delle loro pensioni.
Staremo a vedere se si ritornerà all’usato sistema di considerare, ancora una volta, le pensioni il bancomat per risollevare il bilancio dello Stato italiano.


© RIPRODUZIONE RISERVATA