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La chimera del Codice Ictus, appello di Alice onlus per centri idonei disponibili ovunque

di Nicoletta Reale (presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus)

In occasione di aprile, mese della prevenzione dell’Ictus cerebrale, A.L.I.Ce. Italia Onlus ribadisce la necessità di garantire parità di accesso alle cure appropriate a tutti i cittadini italiani. Purtroppo, ancora oggi, una persona che vive nel nostro Paese può subire rilevanti disparità di trattamento sia nella fase acuta sia in quella di riabilitazione dopo un ictus, per cui, dal momento in cui viene colpita, deve solo sperare di «trovarsi nel posto giusto al momento giusto».

Considerando che la terapia trombolitica dell’ictus ischemico acuto può essere praticata soltanto nei Centri Ictus, da personale esperto e rispettando una “finestra terapeutica” temporale di 4,5 ore, è necessario essere assistiti in un ospedale all’interno del quale ci sia un reparto dedicato a tale patologia.

È di fondamentale importanza, quindi, non solo saper riconoscere immediatamente i segni della malattia per chiamare urgentemente il 118, ma anche essere indirizzati negli ospedali in cui sia presente un Centro Ictus. Il 112, numero unico di emergenza europeo - Nue - è operativo al momento solo in Lombardia, Roma, Genova e Savona, ma entro il 2017 sarà attivato in tutto il Lazio e la Liguria, in Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino, Alto Adige e Marche.

Purtroppo solo in pochissime Regioni è attivo il “Codice Ictus”, uno specifico protocollo di emergenza che prevede il trasferimento immediato della persona colpita presso il Centro Ictus più vicino, evitando il Pronto soccorso di strutture che ne sono sprovviste. In alcune realtà manca ancora una adeguata organizzazione, per cui i pazienti non ricevono tempestivamente le cure appropriate, con evidenti gravi conseguenze in termini di mortalità e disabilità residua.

A.L.I.Ce. Italia Onlus combatte da anni affinché le Istituzioni si impegnino a migliorare e arginare queste forti disuguaglianze, ponendosi anche l’obiettivo di fare chiarezza sulla disparità di accesso ai nuovi farmaci anticoagulanti orali per coloro che sono affetti da fibrillazione atriale: non tutti, infatti, a causa di una regolamentazione differente sulla prescrivibilità di questi trattamenti, possono beneficiare di terapie che si sono dimostrate sicure ed efficaci nella protezione dall’ictus cerebrale ischemico.

La riabilitazione, intervento di dimostrata efficacia per limitare gli esiti di un ictus, è un altro importante argomento affrontato da A.L.I.Ce. Italia. La neuro-riabilitazione post-ictus viene realizzata spesso in modo disorganizzato e frammentario, con gravi ricadute per il paziente e le famiglie.

Delle 200.000 persone circa che sono colpite ogni anno da un ictus in Italia, escludendo coloro che non sono riabilitabili, chi ha un ictus lieve o chi non è sopravvissuto, almeno 50.000 hanno necessità di intraprendere un percorso riabilitativo intensivo, continuativo e prolungato, in accordo con le linee guida internazionali e nazionali. Da un’indagine condotta qualche anno fa da A.L.I.Ce. Italia con la collaborazione del Censis su un campione nazionale di oltre 500 pazienti colpiti da ictus medio-grave, è risultato che circa il 25% di essi non riceveva alcun trattamento riabilitativo; il 50% solo al proprio domicilio e per la metà di questi il costo era totalmente a carico delle famiglie.

La riabilitazione dovrebbe iniziare dalla fase di ricovero e proseguire in modo continuativo, senza interruzioni e senza rigide limitazioni temporali, in strutture idonee e nei distretti sanitari territoriali, seguendo un protocollo uniforme.

A.L.I.Ce. Italia dedicherà i mesi che ci separano dalla Giornata mondiale di lotta all’Ictus cerebrale del 2017 a un progetto nazionale sulla riabilitazione post-ictus che prevede un censimento dei percorsi riabilitativi applicati dal Servizio sanitario nelle singole Regioni italiane; una nuova inchiesta campionaria sulla qualità percepita dai pazienti e dalle famiglie e una scheda di valutazione compilata da professionisti.

Nicoletta Reale

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