Medicina e ricerca

Influenza: la copertura vaccinale è "appropriata" e non solo per gli ultrasessantacinquenni

di Paolo Bonanni*

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FLU DAY è l’appuntamento annuale che, giunto alla sua terza edizione, riunisce alcuni tra i massimi esperti di Igiene, Prevenzione e Vaccinazione italiani per discutere di vaccinazione antinfluenzale e di strategie vaccinali nel nostro Paese.
La pandemia da SARS-CoV2 ha reso evidente come le vaccinazioni debbano essere una priorità nell’agenda dei decisori e nei sistemi sanitari nazionali e regionali, tutte, non solo quella contro il Covid-19. Tra queste merita particolare attenzione la vaccinazione contro l’influenza, malattia infettiva alle cui conseguenze già in epoca pre-Covid venivano attribuiti mediamente 8.000 decessi ogni anno in Italia.
È noto che la vaccinazione costituisce la più efficace strategia di prevenzione dell’influenza e che essa, come le altre vaccinazioni, necessita di coperture adeguate al fine di un’efficace protezione della popolazione.
Ma la vaccinazione antinfluenzale deve anche essere ispirata al criterio dell’appropriatezza. In sanità il termine appropriatezza indica la misura di quanto una scelta o un intervento sia adeguato rispetto alle esigenze del paziente e al contesto sanitario. Un intervento risulta appropriato nel momento in cui risponde il più possibile, relativamente al contesto in cui si colloca, ai criteri di efficacia, sicurezza ed efficienza.
Contro l’influenza abbiamo a disposizione diversi vaccini iniettivi, oltre ad uno spray dedicato alla fascia pediatrica, che in base agli studi clinici ed epidemiologici hanno dimostrato di essere efficaci e sicuri. Tra questi, i vaccini influenzali quadrivalenti adiuvati sono specificatamente indicati per gli ultra-sessantacinquenni e, unitamente ad altri vaccini come quelli ad alto dosaggio (high dose - HD), hanno dimostrato di essere particolarmente adatti alla popolazione anziana per la loro elevata immunogenicità, e per i risultati di superiore efficacia relativa provenienti da numerosi studi di efficacia sul campo (‘effectiveness’).
Tra i vaccini quadrivalenti non adiuvati, quelli prodotti su colture cellulari hanno mostrato alcuni vantaggi rispetto a quelli realizzati su uova, soprattutto legati all’adattamento all’uovo dei ceppi influenzali – particolarmente per i virus A H3N2 - isolati nell’uomo.
In merito all’impiego delle diverse tipologie di vaccini antinfluenzali, alcuni Paesi come Regno Unito, Austria e Australia sostengono da tempo che i vaccini quadrivalenti adiuvati o ad alto dosaggio sono preferibili per proteggere gli adulti di età pari o superiore a 65 anni contro i ceppi dell’influenza stagionale.
In Italia ogni anno la circolare ministeriale sulla prevenzione e controllo dell’influenza indica le raccomandazioni per la stagione in corso. Nell’attuale situazione di pandemia da Covid-19, il documento raccomanda la vaccinazione antinfluenzale per i bambini in fascia di età 6 mesi - 6 anni sani, sia per la loro protezione diretta, sia per ridurre la circolazione del virus influenzale fra gli adulti e gli anziani. Da due stagioni, la vaccinazione antinfluenzale è fortemente raccomandata e può essere offerta gratuitamente ai soggetti di 60-64 anni, misura che consente più efficacemente anche di raggiungere i soggetti a rischio, già numerosi in tale fascia di età. Questa immunizzazione è, inoltre, fortemente raccomandata anche per chi esercita le professioni sanitarie e socio-sanitarie, gli addetti a pubblico servizio, e per chi sia a contatto con i pazienti e i soggetti più fragili.
Se è compito delle regioni stabilire le strutture deputate alla vaccinazione e le modalità organizzative per l’acquisto e la distribuzione dei vaccini, la comunità scientifica deve ribadire con forza che il criterio che deve segnare le scelte è quello dell’appropriatezza di uso dei vaccini.
Anche le società scientifiche, anzitutto quelle del Calendario per la Vita - SItI, SIP, FIMP, FIMMG -, hanno richiamato più volte l’attenzione sulla necessità di aumentare le coperture vaccinali contro l’influenza non solo negli ultrasessantacinquenni, ma anche nelle fasce di età più basse. L’obiettivo di copertura vaccinale per l’antinfluenzale sia negli ultra-sessantacinquenni, sia nelle categorie a rischio - soggetti con patologie croniche, polmonari, cardiache, immunocompromessi, ma anche operatori sanitari - è il 75% minimo e il 95% come obiettivo ottimale. Purtroppo non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo, ma dovremo fare tesoro dell’esperienza del Covid-19 per fare comprendere come anche la vaccinazione anti-influenzale rappresenti un’offerta di salute imprescindibile per noi tutti.

*Professore Ordinario di Igiene dell’Università degli Studi di Firenze


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