Medicina e ricerca

Covid e antibiotico-resistenza: potenziare le tecnologie di tracciamento e prevenzione

di Sara Lavorini

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24 Esclusivo per Sanità24

Dal 1° maggio si sono ulteriormente allentate le restrizioni anti Covid. Ma la pandemia che ha colpito il mondo negli ultimi due anni ha profondamente cambiato lo stile di vita delle persone che continuano a temere la diffusione di altri virus letali. Anche il fondatore di Microsoft, Bill Gates, ha invitato a mantenere alta l'attenzione sul Covid-19, mettendo in guardia sul rischio di una una nuova variante "più trasmissibile e più mortale".
"La storia insegna che le pandemie possono verificarsi periodicamente – dichiara Marco Falcone, professore Associato in Malattie Infettive dell'Università di Pisa e infettivologo dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana - come fu per la Peste Nera nel 1346, il Vaiolo nel XVIII secolo, l'Influenza Spagnola nel 1918, l'Influenza Asiatica nel 1957 e la stessa HIV che dagli anni '80 si è diffusa con i caratteri di una vera e propria pandemia. Ciò fa parte della storia dell'umanità, o meglio della convivenza uomo - microrganismi che ci accompagna fin dalle prime forme di vita sulla terra. Lo stile di vita attuale, la globalizzazione, la possibilità di raggiungere velocemente luoghi distanti sono tutti favorenti la diffusione di patogeni che hanno la potenzialità di causare pandemie. Tuttavia, i pronostici che non sono basati su evidenze scientifiche hanno il mero valore di ipotesi personali cui non è possibile dare valore prospettico".
Per evitare di farsi trovare impreparati in caso di un'eventuale altra emergenza sanitaria, è prioritario concentrarsi sulla gestione della pandemia attuale e imparare, da questa difficile esperienza, a potenziare tutte quelle strategie/tecnologie di tracciamento e prevenzione che possono aiutarci se dovessero sopraggiungere nuove epidemie o pandemie.
"Bisogna riconoscere la sfida enorme della gestione del Covid – spiega il Prof. Falcone – che ha generato un lavoro intenso da parte del Governo, che con grande impegno e direi alta professionalità ha fronteggiato una pandemia che avrebbe potuto metter in ginocchio l'Italia. Il bilancio parla di una nazione che si è unita nelle misure emergenziali del primo lockdown, che si è vaccinata rapidamente e ordinatamente come altri paesi al mondo, che ha reagito alle difficoltà con prontezza e grande dinamismo. Chiaramente non tutto è stato perfetto e sicuramente ci sono stati anche errori ed imperfezioni. Ciò che non è chiaro – continua Falcone - è quale è il programma per il futuro: si vuole continuare a gestire il Covid-19 come una eterna emergenza o si vuole pianificare una modalità di gestione che metta al riparo il Sistema Sanitario Nazionale da rischi e pressioni? Se la via scelta è la seconda occorre investire nella creazione di percorsi ospedalieri e territoriali dedicati al Covid. Penso a Covid hospital di riferimento con al lavoro personale formato sulla gestione del Covid, dal trattamento ambulatoriale precoce fino al trattamento in ospedale e in terapia intensiva. Oggi esistono tanti nuovi farmaci e strategie terapeutiche per le quali è richiesta specifica competenza. Gli specialisti, infettivologi in primis, devono coordinare un processo di nuova gestione del Covid che verrà".
Oltre al Covid, a preoccupare molto gli esperti, è sicuramente anche l' ”Antibiotico-Resistenza” perchè in una società molto più etnica e in continuo movimento, le malattie infettive saranno sempre più frequenti.
"Sicuramente le malattie infettive costituiscono una vera e propria sfida per i prossimi anni e sono destinate a diventare la prima causa di ospedalizzazione e mortalità nei paesi occidentali, con tassi di mortalità previsti nel 2050 addirittura superiori alle patologie oncologiche e cardiovascolari. La diffusione di germi multiresistenti – spiega ancora Falcone - specie in ambiente ospedaliero ma anche nella comunità. L'esempio eclatante, anche e soprattutto durante la pandemia da Covid - 19, è la capacità dei microrganismi di diffondersi e di mutare velocemente adattandosi agli interventi ed alle nuove terapie. Molti pazienti con Covid-19 grave, muoiono di infezione ospedaliera da microrganismi resistenti agli antibiotici, è la cosiddetta epidemia nella pandemia. L'evoluzione della Medicina, la scoperta di terapie innovative e l'aumento dell'età media costituiscono però una grandissima opportunità per i microrganismi patogeni, che rappresentano una problematica considerevole e meritevole di investimenti al fine di sviluppare strategie di prevenzione e trattamento".
Sarà fondamentale imparare a convivere con i microrganismi e provare, attraverso il progresso scientifico, a prevenire e curare le infezioni ad essi correlate.
"La protezione deve avvenire a diversi livelli. A livello individuale – conclude Falcone - dobbiamo imparare e continuare ad adottare tutte quelle misure di igiene, incluse il lavaggio delle mani e la disinfezione delle superfici, di cui abbiamo tanto parlato negli ultimi due anni. A livello collettivo è necessario uno sforzo condiviso ed armonico da parte di istituzioni, ricercatori e amministratori al fine di mettere in atto strategie di prevenzione e trattamento. Implementare e rafforzare la ricerca rappresenta la base per affrontare il futuro ed è questa la vera arma per la nostra protezione. La strada da fare è lunga, ma la pandemia Covid-19 ci ha insegnato molto. Innanzitutto ci ha insegnato a snellire la burocrazia che esiste dietro la ricerca clinica e ad effettuare sforzi per lavorare insieme, in gruppo, al fine di mirare allo svolgimento di studi clinici di elevato valore metodologico che possano dare risposte convincenti ai quesiti clinici. Promuovere studi randomizzati controllati, facilitare la fattibilità degli stessi e implementare l'attività dei ricercatori dotandoli di tecnologie e strumentazioni adeguate rappresenta la scia da seguire. Il nostro sistema di ricerca clinica ha dimostrato una grande debolezza e la maggioranza dei trial randomizzati sul Covid-19 sono stati condotti e conclusi in paesi diversi dall'Italia. Una delle poche eccezioni è lo studio TSUNAMI, trial randomizzato spontaneo e sostenuto da AIFA e ISS sull'uso del plasma iperimmune. Coordinato dall'Università di Pisa ha permesso l'arruolamento di oltre 500 pazienti con Covid grave e dimostrato una mancata efficacia del plasma nel ridurre il rischio di ospedalizzazione o morte. Siamo riusciti a portare a termine uno studio non sponsorizzato, quindi senza contributi economici alle spalle, e ciò potrebbe essere la spinta per far crescere in Italia la ricerca clinica indipendente".


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