Medicina e ricerca

Balbuzie, il punto dei professionisti sulle ricette per l'appropriatezza

di Tiziana Rossetto *

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La balbuzie fa parte dei Disturbi della Fluenza verbale, di questi è certamente il più conosciuto e diffuso, su cui è quindi più facile approfittare delle difficoltà di chi ne soffre. Ma si tratta di disturbi complessi, con causa multifattoriale, che insorgono prevalentemente in età evolutiva. Possono cronicizzare e permanere fino in età adulta, a seconda di fattori di vulnerabilità presenti nella persona, oltre che a fattori di persistenza esterni.
Il riferimento principale per l’intervento su questo disturbo sono Le Linee guida sulla Balbuzie dell’Associazione olandese di Foniatria e Logopedia (Nvlf), elaborate da un gruppo multidisciplinare, comprendente anche un’associazione per genitori di bambini, adolescenti e adulti che balbettano. Queste rappresentano, attualmente, a livello internazionale, le più recenti Linee Guida Evidence-Based sul disturbo. Sono state tradotte in italiano, con il consenso degli Autori, nel 2018-2019, e pubblicate, nella versione integrale, sul sito istituzionale della nostra Federazione.
Gli ambiti presi in considerazione sono fattori prognostici, valutazione, trattamento riabilitativo in età prescolare, scolare, con adolescenti e adulti, trattamento farmacologico, criteri di rinvio a "fluency specialist" o altro professionista e follow up.
Da queste, emergono importanti indicazioni: innanzitutto viene chiarito che è il logopedista, all’interno di un’équipe multidisciplinare, necessaria per un disturbo multifattoriale come è la balbuzie, a essere la figura d’elezione nella valutazione e nel trattamento della stessa. È quindi indispensabile agire in ambito di prevenzione ed educazione sanitaria, agendo in sinergia con pediatri, insegnanti e genitori: il loro coinvolgimento risulta essere, infatti, decisivo per un invio precoce al logopedista. Viene dunque fortemente raccomandata la presa in carico precoce del bambino disfluente, con l’obiettivo di analizzare, quanto prima, i fattori prognostici, aumentandone le possibilità di recupero spontaneo.
L’appropriatezza clinica necessita di continuo apprendimento e aggiornamento, della revisione della letteratura scientifica e di un approccio flessibile, che consenta di attuare una varietà di possibili trattamenti individualizzati sui singoli pazienti e in coerenza con la medicina dell’evidenza e con i modelli di Buona Pratica Clinica.

* Presidente della Federazione logopedisti italiani


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