Imprese e mercato

Farmaci/ Le italiane Fab13 chiedono al Governo una spesa adeguata e sinergie pro sostenibilità

di Barbara Gobbi

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Fatturato 2020 a 12,5 miliardi nell'ambito di 24 miliardi di produzione farmaceutica italiana, investimenti annui in Italia per 1,2 miliardi, un mercato estero che rappresenta il 70% delle vendite a fronte di una media dell'industria farmaceutica del 40% circa, occupazione 2020 di oltre 44.500 unità, cresciuta a livello globale di quasi 1.000 unità (+2,2%), impatto complessivo sul sistema economico di oltre 60mila addetti. È questo l'identikit delle "Fab13", le 13 aziende farmaceutiche aderenti a Farmindustria a capitale italiano e a prevalente controllo familiare, con sedi e produzioni in Italia. Una realtà di aziende medio-grandi che annuncia progetti di investimento nei prossimi 36 mesi per quasi 3 miliardi ma che da Roma in occasione del convegno "Il ruolo sociale e strategico dell'industria farmaceutica italiana. Ricerca scientifica, innovazione, sviluppo e occupazione", ha lanciato una serie di allarmi e chiesto una spesa farmaceutica adeguata e sinergie tra ministeri, Regioni e impresa.
«Il settore farmaceutico contribuisce alla crescita dell'Italia, dando al nostro Paese un ruolo di primo piano a livello europeo. Un successo reso possibile anche dalle 13 industrie farmaceutiche medio-grandi a capitale italiano, le Fab13, aderenti a Farmindustria», ha affermato il titolare del Mise Giancarlo Giorgetti, intervenuto da remoto al convegno. «l Governo Draghi - ha aggiunto - ha inserito tra i suoi obiettivi l'incremento degli investimenti nel settore farmaceutico biomedicale, per la realizzazione di poli nazionali per lo sviluppo di nuovi farmaci. Il Mise, inoltre, ha creato la Fondazione "Enea Tech e Biomedical", per favorire la capacità produttiva e gli investimenti del fondo per il trasferimento tecnologico». Ma proprio Giovanni Tria che Giorgetti ha chiamato a guidare la Fondazione "Enea" ha sottolineato che «serve un coordinamento fra le politiche e anche una coerenza di fondo. Durante la pandemia è stato fatto uno scostamento di bilancio da 150 miliardi ma il settore farmaceutico non ha visto che poche decine di milioni. Manca, sotto questo profilo, un approccio complessivo. Sostenere la farmaceutica significa salvaguardare la sicurezza nazionale, attraendo così investimenti in tutti i settori». E per Federico Freni, sottosegretario al Mef, «nell'ultimo anno i provvedimenti del Mise hanno dimostrato una visione strategica che occorre coltivare. Abbiamo la responsabilità di mettere a a disposizione di questo comparto industriale un quadro normativo stabile e razionale. Se pensiamo di non alimentare la concorrenza nella ricerca il settore non potrà crescere. L'insegnamento della pandemia è stato quello di dover valorizzare la ricerca. L'incertezza regolatoria, in tal senso, è un problema che un Paese civile non può accettare».
Le "minacce in campo". E sono proprio alcuni dei protagonisti delle Fab13 - Abiogen Pharma (Pisa); AlfaSigma (Bologna); Angelini Pharma (Ancona); Chiesi Farmaceutici (Parma); Dompé farmaceutici (Milano); I.B.N Savio (Pomezia); Italfarmaco (Milano); Kedrion (Lucca); Menarini (Firenze); Molteni (Firenze); Mediolanum farmaceutici (Milano); Recordati (Milano); Zambon (Milano) - a mettere in evidenza le "minacce" che a loro avviso pendono sul comparto, messo a dura prova non solo dalla pandemia ma anche dal caro materie prime accentuato alle stelle dalla imprevedibile guerra in Ucraina.
«Malgrado il Governo Draghi - ha sintetizzato il presidente di Chiesi Farmaceutici Alberto Chiesi - abbia inserito tra i suoi obiettivi l'incremento degli investimenti nel settore e il titolare del Mise Giorgetti abbia creato la Fondazione Enea, sono seguite azioni politiche contraddittorie che se confermate porterebbero a una compressione dell'industria farmaceutica nazionale e creerebbe un'ulteriore dipendenza italiana dall'estero. Mi riferisco alla riduzione del Patent Box; all'indebolimento della privativa industriale con il Ddl Concorrenza che, se approvato, permetterà il rimborso di specialità equivalenti prima della scadenza brevettuale; alla revisione del prontuario farmaceutico con il criterio della sovrapponibilità terapeutica; all'alterazione dei canali distributivi regionali a scapito in particolare delle imprese nazionali. L'incremento dei costi delle materie prime e i rincari dell'energia si aggiungono a questo "quadro", determinando "onerosità produttive fuori controllo che, a differenza di altri settori industriali, non possono essere ribaltate sui prezzi finali dei farmaci, imposti e regolati. Serve un cambio di impostazione, un cordinamento tra tutti gli attori delle politiche sanitarie e industriali, con risorse adeguate e nuovi modelli di gestione che rendano la spesa farmaceutica adeguata alla domanda di salute e sempre più sostenibile».
Per Lucia Aleotti, azionista e membro del Board di Menarini, «quando si parla di aziende farmaceutiche non si pone molta attenzione sulle tematiche industriali e questo rappresenta un errore strategico. È fondamentale avere una produzione nazionale in Italia. Chi avrebbe mai pensato due anni fa, che ci saremmo trovati una sfida come quella della pandemia in cui gli stessi Paesi europei hanno bloccato l'esportazione di beni essenziali? Il Ddl Concorrenza rischia di ledere la protezione del brevetto industriale, con un danno enorme per il settore. Vogliamo rimanere in Italia, ma abbiamo bisogno di un supporto per sostenere l'incremento dei costi che stiamo sostenendo». Secondo Sergio Dompè, Executive President Dompè Farmaceutici, «manca una visione strategica nel nostro Paese. Facciamo in maniera raffazzonata dei provvedimenti e smontiamo scelte che sono state fatte molte anni fa. Bisogna cercare di guardare lontano, al futuro. Bisogna cercare di guardare lontano, l'industria farmaceutica non chiede altro che un rapporto franco e trasparente con il Paese, altrimenti ci troviamo nella situazione che abbiamo vissuto in pandemia», ha spiegato.


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