Medicina e ricerca

Scompenso cardiaco: stimata una crescita del 50% dei ricoveri ospedalieri

di Fabrizio Oliva*

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La Conferenza nazionale del Club delle UTIC costituisce una ineludibile occasione di confronto, discussione ed approfondimento volta all’innovazione della medicina cardiovascolare nell’emergenza-urgenza. In questo contesto vari esperti si confrontano per ottimizzare i percorsi dei pazienti in modo da offrire la cura giusta al momento giusto e garantire l’equità di accesso. Questo appuntamento si conferma un momento di grande importanza per la crescita culturale di tutti i professionisti ospedalieri impegnati nell’area dell’emergenza-urgenza cardiovascolare e fa parte di un più ampio progetto strategico finalizzato a favorire una progressiva crescita delle competenze clinico-assistenziali di tutti i medici e gli infermieri che già lavorano nelle UTIC, ovvero nelle aree critiche del Servizio Sanitario Nazionale. Tra i diversi temi trattati parleremo di scompenso cardiaco, una malattia grave, che si stima colpisca il 2% della popolazione generale nei paesi sviluppati.

Questa patologia è gravata da una elevata mortalità e da un elevato rischio di ospedalizzazioni, peraltro caratterizzate da numerosi giorni di degenza. Le previsioni sull’andamento dei prossimi anni non sono rosee: si stima che a 5 anni dalla diagnosi il 50% dei pazienti sarà deceduto e nei prossimi anni anche le ospedalizzazioni aumenteranno del 50%. Si stima inoltre che circa il 25-30% dei pazienti dimessi possano essere nuovamente riospedalizzati entro un mese dalla dimissione. In sintesi sulla scorta di analisi eseguite in varie regioni di Italia possiamo dire che per quanto attiene l’epidemiologia la prevalenza dello scompenso cardiaco è in aumento con importante percentuale nella fascia di età sopra gli 80 anni, dove si nota una prevalenza di oltre il 20%; l’incidenza è in lieve riduzione stimata intorno al 2-3 per mille; i ricoveri rappresentano un numero importante, attualmente al primo posto come DRG. Riguardo l’incidenza vi sono alcune difficoltà a rilevarla in quanto i dati si basano sui dati dei DRG e quindi vengono considerati solamente i ricoveri ospedalieri e non le nuove diagnosi eseguite in ambulatorio da un lato e dall’altro a volte la compilazione dei DRG non è sempre corretta. In genere la degenza media di un ricovero per scompenso cardiaco è di 9.5-10 gg. Per quanto riguarda i costi si può tranquillamente affermare che l’assorbimento di risorse maggiore è rappresentato dai ricoveri ospedalieri; il costo senza ricoveri è molto più basso anche se vengono utilizzati farmaci nuovi e di maggior costo.

L’episodio ricovero ospedaliero è inoltre un evento che ha una importante ricaduta sulla prognosi del paziente e ne determina una riduzione di sopravvivenza nel medio termine. E’ dunque imperativo sfruttare l’evento ricovero per migliorare l’inquadramento ed il trattamento del paziente con ricerca approfondita di cause potenzialmente reversibili, miglioramento della terapia farmacologica in termini qualitativi e quantitativi e arrivare ad una presa in carico del paziente da parte del sistema una volta dimesso. Una quota di pazienti dovrà poi essere considerato per programmi alternativi come ad esempio quello di una sostituzione cardiaca se indicato. Queste valutazioni devono essere eseguite da personale esperto perché il rischio è di riferire ai centri terziari il paziente troppo tardi.

*Presidente ANMCO e Direttore Cardiologia 1 Ospedale Niguarda di Milano


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