Medicina e ricerca

Prevenzione e innovazione nel trattamento del carcinoma prostatico avanzato

di Giuseppe Procopio*

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Il carcinoma della prostata rappresenta una sfida continua per l’oncologia medica. È una patologia con un’incidenza molto alta: conta oltre 41.000 nuovi casi diagnosticati solo nell’ultimo anno in Italia.
È il tumore più frequente nella popolazione maschile italiana, e oggi sono 564.000 gli italiani che vivono con una diagnosi di tumore della prostata. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento dell’incidenza di questo tumore dovuta, principalmente, alla maggiore capacità di diagnosi attraverso uno screening precoce, come il dosaggio del PSA, l’esame digitorettale, l’ecografia prostatica e la biopsia sotto guida ecografica.
Una delle sfide è proprio quella della diagnosi precoce, perché nella fase iniziale il carcinoma della prostata è in genere asintomatico. Ma la capacità di intercettare la malattia prima che progredisca è cruciale nel determinare la possibilità di cura: se individuato per tempo la rimozione chirurgica o attraverso radioterapia del tumore può essere risolutiva. Il 10% dei casi viene diagnosticato già in fase avanzata quando sono cioè presenti delle localizzazioni a distanza in genere a livello linfonodale ed osseo; inoltre anche i casi con malattia localizzata possono sviluppare una recidiva a distanza di tempo ed il rischio di ripresa della malattia varia grandemente in base all’espressione di alcuni fattori prognostici ben riconosciuti
La seconda sfida che si deve pertanto affrontare è quindi quella di garantire a questi pazienti la migliore terapia possibile, per efficacia e tollerabilità. Attualmente per i pazienti con malattia avanzata è indicata la terapia di deprivazione androgenica che mira ad abbassare la produzione di testosterone, l’ormone che sostiene lo sviluppo del tumore. Due le classi di farmaci usate - gli agonisti LHRH e gli antagonisti del recettore del GnRH – e in entrambi i casi il trattamento presenta dei limiti. Gli agonisti, l’opzione più frequentemente utilizzata, provocano un forte incremento iniziale del testosterone (flare), reazioni nel sito di somministrazione e un lento recupero del testosterone dopo l’interruzione del trattamento. Il flare può causare una recidiva del tumore, con sintomi clinici comuni che includono dolore legato alle metastasi ossee, ostruzione urinaria, compressione del midollo spinale e potenziali effetti cardiovascolari. Inoltre, l’aumento del testosterone può ritardare il tempo necessario per raggiungere l’efficacia terapeutica del trattamento. L’antagonista del GnRH iniettabile d’altra parte è privo del fenomeno di flare prima descritto ma è associato a un’elevata frequenza di reazioni al sito di iniezione e a un lento recupero del testosterone dopo l’interruzione del trattamento. Inoltre, queste somministrazioni devono essere praticate da un operatore sanitario in ambiente ospedaliero o in regime ambulatoriale. Se i pazienti manifestano effetti collaterali da tali formulazioni, si rende necessaria l’interruzione della terapia e possono essere necessari diversi mesi perché gli effetti collaterali si risolvano.
Una sfida importante quella di garantire una migliore cura per questi pazienti che oggi affrontiamo con uno strumento in più: una terapia orale di deprivazione androgenica che promette di cambiare il paradigma del trattamento per i pazienti affetti da carcinoma prostatico avanzato ormonosensibile. Una nuova opzione terapeutica che si distingue per la sua capacità di sopprimere rapidamente e in modo sostenuto i livelli di testosterone, senza causare il fenomeno del flare, ovvero quel picco iniziale di testosterone che può esacerbare i sintomi del tumore. Gli studi clinici hanno inoltre dimostrato una maggiore rapidità d’azione e un profilo di sicurezza notevolmente migliorati, tra cui un rischio inferiore del 54% di eventi avversi cardiovascolari maggiori.
La terapia orale consente inoltre ai pazienti una gestione della terapia più semplice e autonoma. Questo aspetto non è da sottovalutare, poiché migliora la qualità di vita del paziente, consentendo una maggiore flessibilità e una riduzione del disagio e degli oneri complessivi.

*Direttore del Programma Prostata e della Oncologia Medica Genitourinaria del Dipartimento di Oncologia Medica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano


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