Aziende e regioni

Covid/ Istituto Serafico di Assisi: disabili dimenticati nel piano di vaccinazione

S
24 Esclusivo per Sanità24

"Nel piano strategico nazionale anti Covid-19, elaborato dal ministero della Salute, tra le categorie da vaccinare con priorità le persone disabili e i loro caregivers non ci sono. Sono state totalmente dimenticate, così come le residenze per disabili e addirittura le strutture residenziali sanitarie per disabili gravi. Un'assenza allarmante, soprattutto in questa fase in cui la disponibilità dei vaccini è limitata, che evidenzia tutta l'incapacità della politica di individuare le categorie fragili sulle quali si richiedono azioni urgenti. È necessario che le Regioni intervengano rapidamente per colmare questa grande lacuna, visto che difficilmente la politica nazionale nei prossimi giorni potrà dedicarsi ai problemi concreti delle persone più deboli". E' l'appello lanciato da Francesca Di Maolo, presidente dell'Istituto Serafico di Assisi.

"Prima dell'avvio della campagna vaccinale - sottolinea la presidente - è stato giustamente dato rilievo al personale sanitario, ai residenti e al personale delle Rsa e alle persone in età avanzata, ma ci si è dimenticati di ricordare le gravi difficoltà vissute nelle residenze sanitarie per disabili all'interno delle quali, da nord a sud del Paese, molte giovani vite si sono spezzate a causa del Covid. È urgente quanto meno procedere anche alla vaccinazione di tutti gli operatori sanitari e sociosanitari delle strutture convenzionate con il SSN, e non solo di quelli appartenenti al servizio pubblico e delle residenze per anziani. La vaccinazione degli operatori sanitari, prevista nella prima fascia di priorità, sarebbe già una garanzia per le persone con disabilità gravi ricoverate in regime residenziale. Deve essere inoltre considerato che in alcune residenze sanitarie, come per esempio il Serafico, sono ricoverati bambini e ragazzi anche al di sotto dei 16 anni che non potranno essere vaccinati proprio per la loro giovane età, ma non per questo devono essere giudicati esenti da rischi a causa delle gravi patologie che ne hanno richiesto il ricovero in una residenza sanitaria. Anche per tale ragione la vaccinazione del personale di assistenza deve avvenire rapidamente".

Per quanto la politica italiana fatichi a comprenderlo, le persone con disabilità rappresentano una delle categorie fragili più a rischio nello scenario epidemiologico attuale, non solo perché a causa della loro condizione clinica e fisica hanno maggiori probabilità di contrarre il virus e di subirne complicanze gravi, ma anche perché necessitano di una costante assistenza. Proprio come evidenzia una recente analisi condotta dall'Ufficio Nazionale di Statistica del Regno Unito[1], che ha approfondito la correlazione tra il tasso di mortalità associato al Covid-19 e alla disabilità: dall'indagine è emerso che nel 59% dei casi le persone decedute per Covid-19 in Inghilterra e in Galles erano disabili. In particolare, il 37% di queste erano persone di genere maschile con un'età compresa tra i 9 e i 64 anni, mentre il 67% erano donne di età superiore ai 65 anni. Ma anche fra i più piccoli il tasso di mortalità per Covid-19, standardizzato per età (≥ di 9 anni), è risultato significativamente maggiore tra i soggetti disabili, sia per quelli che presentavano limitazioni moderate e, in maniera ancor più significativa, per quelli che presentavano importanti limitazioni.

"Al Serafico - aggiunge Di Maolo - abbiamo sperimentato l'aggressività del Covid su bambini e ragazzi, per alcuni dei quali si è reso necessario il ricovero ospedaliero per le gravi complicanze polmonari successive all'infezione. Nel mese di dicembre uno dei nostri ospiti – che aveva solo 30 anni - è stato ricoverato in un reparto di rianimazione proprio per queste complicanze e ha perso la vita. Per tutti noi è stato un dolore straziante e vogliamo scongiurare il pericolo che il coronavirus possa mietere ancora altre vittime. Quando il virus è entrato nella nostra struttura, con enormi sforzi e sacrifici di tutti siamo riusciti a contenerlo in due residenze su sei, evitando la diffusione in tutto l'Istituto, ma adesso abbiamo disperatamente bisogno dell'arma del vaccino per mettere in sicurezza queste giovani e fragili vite".

Da marzo 2020 i bambini e i ragazzi del Serafico vivono le severe ristrettezze sociali imposte dai protocolli sanitari adottati per la loro tutela, ma questo lungo periodo di distanziamento sociale sta provocando loro gravi conseguenze psicologiche e un aumento dei comportamenti disadattivi. Inoltre, bisogna tenere conto del fatto che a questi ragazzi è consentito raramente di vedere i propri genitori ed è prioritario che tornino al più presto alla normalità.

"Ragazzi con gravi patologie e con disabilità complesse per le quali si rende necessario il ricovero in strutture residenziali non possono e non devono più continuare a rimanere invisibili. Comprendiamo la complessità dei problemi legati alla campagna vaccinale e alla scarsità delle dosi - conclude la presidente dell'Istituto Serafico - ma non inserire le residenze socio-sanitarie per disabili tra le priorità è una grave ed inaccettabile scelta che esprime tutta l'incapacità della politica nazionale di prendersi carico delle persone con disabilità. Siamo inoltre molto preoccupati per il ritardo nella consegna dei vaccini da parte delle case produttrici ed è di fondamentale importanza che il piano di vaccinazione venga rivisto, e non solo con il criterio delle fasce di età. Per questo chiediamo con urgenza alla nostra Regione Umbria, e a tutte le Regioni italiane vicine ai bisogni reali dei cittadini, un intervento correttivo, perché per tutelare le persone più fragili dobbiamo utilizzare tutte le armi che abbiamo a disposizione e in questa drammatica emergenza sanitaria, l'arma più importante è il vaccino. Non c'è più tempo, abbiamo bisogno che ci venga data la possibilità di salvare anche le giovani vite che si trovano nelle residenze sanitarie per le loro gravi condizioni salute".


© RIPRODUZIONE RISERVATA