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Salute digitale, la sfida post Covid: sperimentazione a Tor Vergata grazie a un nuovo device

di Massimo Andreoni *

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Una sperimentazione clinica, che abbiamo condotto presso il Policlinico Tor Vergata di Roma, ha dimostrato come, grazie a un nuovo device, sia possibile migliorare la medicina territoriale, sempre più sotto pressione a causa dell’emergenza pandemica, e offrire un supporto significativo per decongestionare il sistema ospedaliero. Abbiamo, infatti, oggi a disposizione un dispositivo che consente il monitoraggio a distanza di pazienti con patologie croniche ma anche di pazienti affetti da Covid. Si chiama Humetrymed ed è un brevetto tutto italiano, realizzato dalla startup tecnologica Formula Center Italia e dal suo giovane fondatore Davide Venditti.
La fase di sperimentazione ha riguardato il montaggio di 20 device in reparto su pazienti ricoverati, positivi al Covid-19 in condizioni medio-gravi, allo scopo di verificare in ambiente sanitario la corrispondenza dei segnali in riscontro alla telemetria presente in reparto: ciò che è emerso subito è stato il perfetto allineamento dei dati rilevati con il device HumetryMED totalmente sovrapponibili ai dati rilevati con l’usuale attrezzatura ospedaliera. Il personale medico impegnato nella sperimentazione, insieme all’unità tecnica della startup, ha individuato la soluzione migliore per far indossare il device ai pazienti, ovvero un’applicazione della main unit non invasiva e comoda per il paziente, posizionata sulla zona toracica che integra tutta la sensoristica a contatto con la pelle.
I device sono stati assegnati a diverse tipologie di pazienti: degenti presso le Unità di Malattie Infettive in seguito alla positività a Sars-Covid-2; pazienti dimessi in isolamento domiciliare e ancora positivi; pazienti dimessi e ormai negativizzati. Inoltre, la sperimentazione ha coinvolto anche alcuni pazienti dei reparti di Medicina Generale del Policlinico, con patologie croniche.
È stato così possibile rilevare in maniera continua il tracciato ECG, GSR (bioimpedenziometria), frequenza respiratoria, frequenza cardiaca, ossigenazione sanguigna (SpO2), glicemia e temperatura corporea. La sperimentazione sui pazienti affetti da Covid è stata molto importante e utile sia per le valutazioni cliniche che ha restituito, ma anche per aver migliorato la qualità della teleassistenza, in assenza di ospedalizzazione.
Tanto più utile in quei pazienti che per patologie pregresse e comorbilità presentavano un rischio più elevato di sviluppare forme severe della malattia. In questi casi, i dati trasmessi dal device hanno anche consentito, laddove se ne è ravvisata la necessità, di intervenire tempestivamente con il ricovero ospedaliero. Ed è stato comunque possibile assicurare un buon controllo dello stato di salute per i pazienti in cura al proprio domicilio.
Gli studi condotti con il dispositivo hanno dimostrato una adeguata copertura sui cosiddetti “dati primari” di performance, sicurezza, identificazione dei potenziali rischi e indicazioni sulla salute. I pazienti arruolati, uomini e donne, hanno un’età superiore ai 18 anni, con una situazione clinica di intensità moderata/intermedia, sia nella fase sintomatica sia in quella asintomatica dell’infezione. È stata presa in considerazione anche la fase risolutiva per la valutazione delle complicanze a breve e medio periodo. Lo studio preliminare si è basato sia sulla letteratura scientifica disponibile, sia su investigazioni cliniche commissionate ad hoc. Oggi possiamo così garantire il monitoraggio a distanza di pazienti ospedalizzati e non, che potranno avere più di 10 parametri monitorati H24 anche da casa. Decongestionare gli ospedali spesso significa salvare vite. La pandemia ci ha insegnato anche questo. Monitorare costantemente un sempre maggior numero di pazienti è possibile sin da subito. Si auspica che tutto il personale sanitario possa “familiarizzare” con le nuove tecnologie di telemedicina e con questo device in particolare. Quando il suo utilizzo sarà diffuso come quello di un termometro o di un aerosol, anche la visita a distanza potrà diventare la regola e non più un’eccezione, entrando così nell’era della telemedicina applicata.

*Primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit)


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