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Tumore al seno/ Clinici a Governo: più prevenzione con i test di nuova generazione e medicina di precisione

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Prevenzione e approccio olistico nel percorso di malattia della paziente fino al suo ritorno alla piena femminilità. Soprattutto investimenti in test genetici, screening e medicina di precisione, oltre che allocazione delle risorse appropriate per le terapie avanzate per contrastare il tumore. Questo chiedono i clinici alle Istituzioni per combattere efficacemente la battaglia contro il cancro al seno, una malattia che colpisce in Italia una donna su 8 e un uomo ogni 600.

Inadeguatezza del sistema nell’affrontare questo problema e lentezza nel recepire l’innovazione come quella rappresentata dai test genetici di nuova generazione e dalle nuove terapie personalizzate di cui le pazienti hanno urgente bisogno, sono i temi messi sul tavolo dagli oltre 40 medici ed esperti sanitari del settore che hanno dato vita alla prima Consensus Innova tion in Breast Cancer.

La Consensus, avviata a novembre dello scorso anno, ha portato alla redazione del Policy Act 2024, un documento costruito su otto pillar che sintetizza le linee di indirizzo per gli interventi normativi finalizzati a portare l’eccellenza nella strategia sanitaria per contrastare il tumore al seno. Consegnato alle Istituzioni, il Policy Act traccia un percorso che possa rispondere ai bisogni di migliaia di donne e uomini cui ogni anno in Italia viene diagnosticato un carcinoma mammario (secondo i dati diffusi da AIOM nel 2023 le diagnosi sono state 55.900 nel 2023 e dei loro familiari.

A guidare i lavori, il professor Carmine Pinto, coordinatore della Consensus e Direttore di Struttura Complessa Oncologia Medica Provinciale AUSL-IRCCS Reggio Emilia, che stamattina alla Camera dei Deputati ha consegnato il Policy Act al Parlamento, nelle mani del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, e al Governo, per tramite del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e del Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria, Francesco Vaia.“Il tumore alla mammella – ha detto Pinto nel suo intervento di presentazione del Policy Act – va affrontato con provvedimenti che non riguardano un singolo ‘momento’ della malattia, ma che incidano su tutti gli aspetti della sua gestione. Ciò di cui abbiamo bisogno è migliorare i percorsi di screening e prevenzione, intervenire tempestivamente grazie all’innovazione terapeutica e all’esperienza clinica, per restituire alle donne che affrontano questo difficile percorso una buona qualità di vita”.

“Nella lotta contro questa, così come contro altre neoplasie – ha sottolineato il presidente della Camera Lorenzo Fontana nel suo messaggio di saluti –, è cruciale il sostegno delle Istituzioni, chiamate a supportare la ricerca e a superare gli ostacoli ancora esistenti nell’accesso ai test diagnostici e alle terapie innovative, assicurando trattamenti avanzati. Dobbiamo ricordare che dietro ogni statistica ci sono persone, che richiedono non solo cure, ma soprattutto attenzioni non strettamente limitate alla propria malattia. Per questo motivo ritengo necessario promuovere un approccio olistico nel trattamento delle pazienti, mirato sia alla sconfitta del male dal punto di vista clinico, sia al loro benessere psico-fisico.”

“In un incontro bilaterale focalizzato proprio sul tumore alla mammella e sulle Breast Unit italiane ho provato un certo orgoglio nel sentire la Commissaria europea per la salute e sicurezza Stella Kyriakides elogiare pubblicamente l’Italia per il lavoro eccellente svolto nel trattamento delle donne con tumore al seno, grazie proprio alla diffusione di Breast Unit specializzate. Ha citato l’Italia come modello europeo per questo tipo di organizzazione. I numerosi progressi compiuti nel trattamento di questa patologia devono rappresentare uno stimolo per guardare avanti e senza dubbio le proposte avanzate dal Gruppo di lavoro Consensus Innovation in Breast Cancer che ha il suo punto di forza nella multidisciplinarietà vanno in questa direzione”, ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che a conferma dell’importanza dell’approccio olistico ha sottolineato: “La sfida presente e futura deve concentrarsi sul miglioramento della qualità della vita delle pazienti, anche potenziando la sinergia con le associazioni dei cittadini e dei pazienti che ringrazio per il loro impegno”. “Inoltre – ha aggiunto il ministro - vorrei ribadire che c’è un programma finanziato con fondi europei dedicato al rafforzamento dei servizi sanitari in 7 regioni del Sud che include tra i suoi obiettivi anche una maggiore copertura degli screening oncologici (Programma Nazionale Equità per la Salute). Fondi che devono essere spesi per assicurare l’equità delle cure, perché non ci siano pazienti di serie A e serie B.”.

D’Accordo anche il direttore generale della Prevenzione sanitaria, Francesco Vaia, il quale ha focalizzato il suo intervento sul ruolo della prevenzione, ribadendo che “corretti stili di vita possono aiutare a diminuire la domanda di cura e migliorarne l’accessibilità. Bisogna allargare la fascia d’età con estensione fino ai 74 anni degli screening per la prevenzione. Prevenzione che deve e può essere l’attrice del cambiamento”.

Infine, a chiudere il cerchio della politica al servizio della sanità, dei pazienti e dei caregiver, Simona Loizzo, deputata presidente dell’Intergruppo Parlamentare sulle nuove frontiere terapeutiche nei Tumori della Mammella che ha promosso l’evento, ha sottolineato: “Il tumore al seno è la neoplasia più comune nel sesso femminile e oggi ha delle strade di successo terapico spesso non omogeneamente perseguite in tutto il sistema sanitario nazionale. Per questo oggi siamo qui con l’obiettivo di aiutare il legislatore, facendo il punto sulle nuove terapie, da quelle chirurgiche a quelle farmacologiche e affrontando tematiche di importante compliance per la donna come l’estetica oncologica, al fine di produrre un documento che sia alla base di una nuova proposta di legge che immetta nei livelli essenziali di assistenza una serie di interventi mirati per migliorare le attività di cura e assistenza per le persone colpite dal tumore al seno”.

I lavori sono proseguiti con l’illustrazione degli otto pillar su cui poggia il Policy Act: prevenzione e screening, accesso alle terapie innovative, uniformità dei PDTA regionali, oltre agli aspetti che completano la gestione della malattia per un ritorno a una buona qualità di vita delle pazienti come la chirurgia ricostruttiva, l’accudimento dermatologico, il supporto psico-oncologico e quello nutrizionale. Nel Policy Act sono state formulate proposte di attività prioritarie sulle quali viene chiesto al Parlamento di concentrare i propri sforzi in ambito normativo: l’uso di sistemi digitali per gli inviti agli screening; l’accesso anticipato a trattamenti innovativi; la valorizzazione degli interventi chirurgici complessi; l’omogeneizzazione dell’inserimento dello psico-oncologo nei PDTA; l’individuazione di percorsi formativi specifici in dermatologia oncologica e detrazioni fiscali per prodotti dermo-cosmetologici. Tra le proposte anche la definizione di requisiti standard per allineare i PDTA, la previsione di una scuola di specialità in chirurgia senologica, l’uso di strumenti digitali per una maggior adesione delle donne agli screening, la semplificazione del percorso per la domanda di invalidità civile, l’inserimento nei programmi di screening per le persone immigrate regolari, il tutto anche grazie al prezioso supporto delle associazioni di pazienti.

A chiudere la giornata, l’opinione degli stakeholder di comparto. In particolare, il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha sottolineato il contributo essenziale del comparto industriale nella produzione farmacologica sottolineando come esso abbia “ridotto la mortalità negli ultimi vent’anni di oltre il 20% per tutte le cause di diagnosi tumorale. Un viaggio che prosegue grazie all’innovazione e alla ricerca”. “Da qui al 2029 – ha aggiunto –, sono stati investiti due trilioni di dollari per portare nuovi farmaci, nuove possibilità per allungare la vita, ma soprattutto dare più qualità. E questo si può fare solamente se c’è un contesto di legislazioni armonico e aperto all’innovazione che possa valorizzare gli investimenti”.

Pienamente coinvolte nei lavori della Consensus e nella presentazione le Associazioni Pazienti, rappresentate da Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia che ha ricordato come ”le associazioni abbiano l’onore e l’onere di affiancare le pazienti e i clinici e i medici nel garantire la necessaria trasversalità nell’approccio”, sottolineando “l’assoluta necessità di abbattere il muro del 50% delle donne che effettuano screening preventivi, perché oggi ci sono quasi dieci milioni di donne che non sono soggette alle necessarie misure di prevenzione” .


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