Lavoro e professione

Agricoltura sociale, un’opzione al servizio della longevità attiva

di Cristina Gagliardi (Laboratorio Longevitàe rapporti con il Terzo settore, Irccs Inrca)

Oggigiorno l’invecchiamento è uno dei fenomeni demografici più rilevanti. Nel 2065 gli over 65 in Italia saranno circa 20 milioni, rispetto ai 12,3 del 2012 (Istat). Il peso della componente anziana nella struttura della popolazione comporta gravi conseguenze sia a livello macro sociale, per le forti pressioni sul sistema di welfare, che micro-sociale, con crescenti responsabilità a carico delle famiglie. Una società che invecchia pone quindi nuove sfide. La più urgente appare quella di individuare nuovi modelli assistenziali in grado di rispondere in modo flessibile alle esigenze espresse dagli anziani.

Il progetto
Va in questa direzione il modello di agricoltura sociale adottato nel progetto “Longevità attiva in ambito rurale”. Nato nel 2012 dalla collaborazione tra Irccs Inrca e Regione Marche - in occasione dell’Anno europeo dell’Invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni - il progetto sperimenta l’attivazione di una offerta di servizi a valenza sociale con al centro l’Azienda agricola.

L’idea di base è che l’impresa rurale si caratterizzi per un elevato numero di attività adatte alle capacità psico-fisiche delle persone in età avanzata: un luogo capace di offrire servizi sociali e di comunità in un contesto informale e non medicalizzato.

Da quest’intuizione, nel 2014 la Regione Marche ha bandito un concorso di idee rivolto alle aziende agricole del territorio. Gli obiettivi erano stimolare la creazione di iniziative rivolte alla persona anziana legate alla socializzazione, allo scambio intergenerazionale, alla promozione del benessere e di stili di vita sani. In questa direzione si sono mosse le attività realizzate dalle otto aziende selezionate.

Ogni impresa ha organizzato eventi formativi e laboratori, attivando un team di professionisti tra cui psicologi, assistenti sociali, agronomi, psicoterapeuti e fisioterapisti. Sono state svolte attività di vario genere, legate ai cicli stagionali. A momenti educativi sono seguiti laboratori artigianali e di cucina, esperienze di orticoltura, apicoltura, ginnastica posturale, esercizi di memoria e relazione, pet-teraphy, onoterapia e molte altre.

Lo studio
Contestualmente alle attività organizzate è stato condotto uno studio qualitativo sui partecipanti teso a indagare in che misura le attività potessero incidere sul senso di autostima e sull’adozione di uno stile di vita sano, nonché rappresentare un’occasione di apprendimento, stimolazione delle capacità cognitive e prevenzione dell’isolamento.

Ogni impresa agricola ha presentato progetti differenti per target (anziani in buona salute, anziani provenienti da case di riposo, in condizione di fragilità), numerosità dei gruppi (da 5 a 20), e tipo di attività. Il campione, molto eterogeneo, ha compreso complessivamente circa 90 soggetti, con livelli di istruzione e età diverse (da 69 a 87 anni), in cui prevale la componente femminile.

Tramite focus group e questionari, si è valutata la modifica del comportamento e delle abitudini durante le attività. La rilevazione dei risultati è stata programmata in tre momenti: all’inizio, a metà e a conclusione delle iniziative.

Risultati
I riscontri sono stati positivi. Dall’analisi dei dati raccolti durante i numerosi focus group realizzati con i partecipanti alle diverse iniziative, emerge che gli anziani sono stati mossi dal desiderio di socializzazione e dall’intento di sentirsi utili e attivi. È stata dimostrata l’efficacia delle proposte sia sul piano contenutistico, ovvero su “come” imparare a eseguire alcune mansioni legate alla campagna, che su quello relazionale, poiché gli anziani hanno dichiarato di aver incontrato persone nuove, o migliorato la conoscenza di quelle già conosciute.

Un valore aggiunto per la ricerca riguarda l’effetto delle conoscenze apprese sullo stile di vita: dall’adozione di un’alimentazione più sana (maggiore uso di frutta e verdura, minore utilizzo di prodotti raffinati, conoscenza di rimedi naturali) alla percezione del corpo, con un aumento dell’autonomia motoria e dello stimolo a uscire. Tutto ciò si è tradotto in un miglioramento dell’autostima, dell’umore e del benessere percepito.

Conclusioni
Una ricaduta virtuosa anche per il territorio: molte aziende hanno rafforzato la propria rete di relazioni sia con soggetti pubblici e privati, come servizi sociali e case di riposo, sia col terzo settore, tra cui cooperative e associazioni di volontariato. Per questo il progetto, che include veri esempi di innovazione sociale, definisce un format che la Regione Marche il introdurrà nel prossimo Programma di sviluppo rurale. Un “modello marchigiano” di agricoltura sociale che funge da esempio sul panorama nazionale, di particolare valore perché nato da uno studio innovativo in una Regione dove l’aspettativa di vita è tra le più alte del mondo.


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