Lavoro e professione

Anaao-Assomed: le donne medico insoddisfatte e deluse dall’organizzazione del Ssn

S
24 Esclusivo per Sanità24

Umanizzazione, sia delle cure che dell’organizzazione, meritocrazia ed equità, conciliazione vita/lavoro, formazione e condivisione. Queste le parole d’ordine di un Sistema sanitario pensato dalle donne mediche e dirigenti sanitarie, che si dichiarano "deluse e insoddisfatte" dall’attuale organizzazione del Ssn. E' quanto emerge dalla Survey Anaao Assomed presentata alla IV Conferenza Nazionale Donne Anaao.

Il questionario condiviso alle iscritte Anaao Assomed attraverso la piattaforma SurveyMonkey tra il 9 marzo e il 14 aprile 2022 ha raccolto 1668 risposte tra partecipanti di età compresa tra i 26 e i 70 anni (età media 49,85 ± 10,03), la maggior parte convivente o sposata (69%), con figli (57%).

La maggior parte delle partecipanti ha un’anzianità di servizio di oltre 15 anni (54%), appartiene a un’area di specializzazione medica (60%) con un contratto a tempo indeterminato (92%) e lavoro a turni (60%).

La maggioranza delle risposte segnala insoddisfazione e delusione per il proprio lavoro (51,8%), con aspettative peggiorate nel 65% dei casi. Il 37%, tuttavia, si vede nel lavoro attuale anche nel prossimo futuro, prevalentemente perché ama il proprio lavoro (55,7%), una modesta maggioranza rispetto a chi segnala la prossima intenzione di cambiare lavoro.

Tra le motivazioni addotte da quest’ultimo gruppo prevale l’insoddisfazione per le condizioni di lavoro (carenza di personale, disorganizzazione, carichi di lavoro, scelte aziendali, clima lavorativo (35,7%), la stanchezza, la demotivazione e il burnout con la percezione di non essere più in grado di gestire il proprio lavoro (24,7%), e anche l’assenza di sviluppo professionale (14,9%).

Tra le criticità emergono aspetti legati alla distanza percepita tra le scelte organizzative e le necessità degli operatori (22,6%), l’eccessivo carico di lavoro (19,2%) e la carenza di personale (17,9%), l’impossibilità di conciliare i tempi relativi al lavoro e alla propria vita privata (16,7%).

La maggioranza delle intervistate ritiene fondamentale migliorare l’organizzazione del lavoro attraverso "l’aumento del personale, la riduzione dei carichi, orari più flessibili, turnistiche di reperibilità, notturne e festive ridotte, possibilità di usufruire di riposi e ferie, una riduzione del carico burocratico, un aumento della retribuzione e del tempo adeguato alla propria formazione professionale".

La stragrande maggioranza (93%) ritiene anche le attuali politiche di conciliazione casa-lavoro non sufficienti a rendere il proprio lavoro più soddisfacente, perchè trattasi di soluzioni marginali o lontane dalle reali necessità, in una società maschilista in cui poche donne sono al comando e nella quale le dottoresse vengono ancora chiamate signorine che dimostra anche una mancanza attenzione verso la maternità.

Viene anche denunciato come le tutele esistenti spesso non vengono praticate e che chi le richiede sia spesso esposto a emarginazioni e discriminazioni da parte dei superiori e – talvolta – anche dai colleghi stessi.Rispetto alla pandemia il 58% delle partecipanti riterrebbe utile un confronto tra la direzione organizzativa e i professionisti per analizzare le criticità, giudica la catena di comando rispetto al Covid inadeguata e priva di effetti sul proprio lavoro (66%), alla proclamata fine dell’emergenza.

"Per rendere il lavoro nel Sistema sanitario nazionale più appetibile per i giovani professionisti - spiega Anaao - , la maggioranza ritiene necessario un aumento della retribuzione, una riduzione dei carichi di lavoro e un maggior coinvolgimento nei processi decisionali rispetto al proprio lavoro. Anche nell’immaginare una sanità del futuro governata dalle donne emergono temi legati alla riorganizzazione del lavoro, alla maggiore conciliazione del lavoro con la propria vita e la famiglia, alla maggiore equità e possibilità di carriera".

Un aspetto segnalato come prioritario, e assente in altre indagini del genere, "è la possibilità reale di uno sviluppo di carriera e un lavoro più flessibile negli orari e nei carichi rispetto alle esigenze". Sottolineata anche la necessità di umanizzazione sia delle cure sia dell’organizzazione: un’organizzazione sanitaria diretta da persone per le persone, dove il paziente torni ad essere al centro del processo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA