Medicina e ricerca

Chirurgia robotica nei tumori urologici: mini-invasività e migliore qualità della vita

di Giuseppe Simone*

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La chirurgia robotica rappresenta ormai una realtà diffusa ed affermata nel campo della chirurgia urologica; grazie ad una visione amplificata e tridimensionale del campo operatorio, e alla possibilità di eseguire movimenti fini che annullano il fisiologico tremore della mano, è possibile "cesellare" l'atto chirurgico e rispettare le più delicate strutture anatomiche. Come tecnica mini-invasiva, i vantaggi in termini di rapida ripresa post-operatoria e veloce ritorno alle normali attività quotidiane sono enormi.
L'urologia è una branca pionieristica nell'uso della chirurgia robotica e la prostatectomia radicale (intervento per il tumore della prostata ) è l'intervento robotico più eseguito in Italia e nel mondo. Tuttavia, è negli interventi più complessi che l'uso del robot ha dato i maggiori vantaggi clinici, come il trattamento dei tumori vescicali infiltranti e la chirurgia robotica conservativa dei tumori renali.
In queste procedure la UOC di Urologia dell'Istituto Nazionale Tumori "Regina Elena" di Roma è da anni leader nazionale ed internazionale.
La cistectomia radicale robotica con ricostruzione di neovescica ileale ortotopica con tecnica totalmente intracorporea ne è un esempio e rappresenta una procedura chirurgica mini-invasiva che consiste nella rimozione della vescica, dei linfonodi pelvici, e nella ricostruzione di una neovescica, il tutto eseguito mediante 6 piccoli accessi chirurgici di circa 1 cm. Un segmento di intestino di circa 45 cm viene isolato e riconfigurato a mò di una pallina da tennis, allocato poi nella stessa sede della vescica naturale in modo da permettere di urinare attraverso la via naturale (per uretram).
Non esistono studi comparativi randomizzati che abbiano confrontato la tecnica a cielo aperto e quella robotica con la ricostruzione intracorporea, proprio perché i centri in cui sia disponibile l'expertise per tale studio si contano sulle dita di una mano. E' in via di completamento (previsione giugno 2020) il primo studio randomizzato in questo campo eseguito presso l'Istituto "Regina Elena" e finanziato dal Ministero della Salute nell'ambito della Ricerca Finalizzata 2016. Le prime analisi eseguite hanno permesso di confermare il ridotto sanguinamento intra-operatorio rispetto alla tecnica chirurgica a cielo aperto, con una migliore percezione dell'immagine corporea del paziente ed un più rapido ritorno all'attività sociale e lavorativa.
Con circa 220 interventi di cistectomia robotica con neovescica totalmente intracorporea eseguiti, la nostra struttura di Urologia vanta una delle casistiche più ampie a livello mondiale. Questa esperienza ha permesso di affinare la tecnica, eseguendo in pazienti giovani il risparmio degli organi genitali ("sex sparing") nella donna e dei fasci vascolo-nervosi deputati all'erezione nell'uomo ("nerve sparing"). La preservazione di una vita sessuale normale è ormai possibile nel 75% dei pazienti che devono affrontare questo intervento che classicamente ha determinato un grosso impatto sulla sessualità. Nella donna giovane, peraltro, può essere così preservata la possibilità di una gravidanza.
Un altro campo in cui possiamo vantare un'esperienza oramai decennale è la chirurgia robotica conservativa delle neoplasie renali. Su indicazione delle linee guida internazionali, è ormai consolidato il concetto di preservare il rene sano quando possibile, in modo da rimuovere il tumore, ma allo stesso tempo cercare di preservare la funzionalità renale. La stragrande maggioranza dei centri esegue questa procedura clampando l'arteria renale per vari minuti nella fase di rimozione del tumore, riducendo l'afflusso ematico al rene e così generando una ischemia con un potenziale rischio di riduzione significativa della funzione renale. Da ormai 15 anni nel nostro Istituto è stata standardizzata la tecnica "Off-clamp", ovvero senza alcun clampaggio. I nostri dati su oltre 1000 procedure eseguite dimostrano tangibili vantaggi in termini di funzionalità renale, sia nell'immediato che a distanza di 10 anni dall'operazione.
L'esperienza maturata ci consente inoltre di eseguire una chirurgia conservativa anche per tumori totalmente all'interno del rene. Grazie ad una particolare telecamera ad infrarossi della piattaforma robotica, dopo aver "marcato" preoperatoriamente il tumore con un colorante fluorescente (verde di indocianina), è possibile visualizzare i contorni del tumore con dettaglio millimetrico durante l'intervento chirurgico, in modo da minimizzare il danno al tessuto renale sano.

*Direttore UOC Urologia - IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena- IFO Roma


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