Medicina e ricerca

Ortoplastica: fondamentale per un paziente su tre con trauma osseo, ma troppo pochi i centri specialistici

di Francesco D’Andrea*

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L'ortoplastica è una branca nuova e fondamentale della medicina per intervenire in molti casi di traumi ossei gravi: dall’incidente automobilistico o sul lavoro, all’infezione dopo un intervento di protesi a un’articolazione, fino all’ambito oncologico quando un tumore colpisce il tessuto osseo. E’ una disciplina che unisce le competenze degli ortopedici a quelle dei chirurghi plastici per ‘salvare’ gli arti, ricostruendoli e consentendo il recupero della funzionalità con un miglioramento sostanziale della qualità di vita. Dei 6 milioni di accessi in Pronto Soccorso per traumi agli arti inferiori o superiori i casi gravi sono 350 mila, di cui 1 su 3 con traumi gravi o gravissimi. A questi si aggiungono almeno 300 mila pazienti con patologie acute o croniche, dall’osteomielite ai tumori, che interessano gli arti comportando perdita di tessuti ossei e molli. Di questi numeri stiamo parlando al nostro 70° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE), che si svolge in questi giorni a Napoli (6-8 ottobre). A oggi però in Italia esistono pochi centri specializzati in ortoplastica, da qui il nostro appello per aprire almeno negli ospedali principali del Paese nuove ‘Orthoplastic Unit’ che, alla stregua delle Breast Unit, racchiudano gli specialisti necessari per offrire ai pazienti l’assistenza di cui hanno bisogno.
I pazienti che potrebbero necessitare di questa strategia sono spesso molto giovani: la fascia di età più colpita da traumi, infatti, è quelle compresa tra i 19 e i 40 anni, seguita da quella degli ultrasettantenni.

Restituire a queste persone la funzionalità degli arti significa anche, oltre a dare una buona qualità di vita ai pazienti, diminuire i costi sociali connessi a queste patologie, che comprendono la riabilitazione ma anche la perdita di produttività che spesso si associa a un’amputazione in giovane età. Si tratta di tradurre nell’approccio a traumi e a patologie che comportano la perdita di tessuto a livello degli arti ciò che già viene fatto nelle Breast Unit, quando contestualmente all’intervento per eliminare un tumore viene garantita alla paziente la ricostruzione della mammella. In una Orthoplastic Unit il chirurgo ortopedico e il chirurgo plastico lavorano fianco a fianco e questo avviene soltanto in poche grandi aziende dove sono già presenti Unità di chirurgia plastica, tuttora poco diffuse. A oggi non esiste un censimento dei centri dove sia possibile sottoporsi a ortoplastica, così il nostro obiettivo è far sì che in tutto il Paese si costituisca un maggior numero di Unità multidisciplinari specialistiche dedicate a questa strategia: realizzando un sistema a rete sarebbe possibile pensare almeno a centri di riferimento regionali in cui sia presente una chirurgia plastica, a cui possano rivolgersi le diverse ortopedie territoriali per garantire la migliore assistenza possibile a tutti coloro che abbiano necessità di un intervento di ortoplastica’.

*Direttore del Dipartimento di Chirurgia Plastica ed Estetica del Policlinico Federico II di Napoli e presidente del congresso SICPRE


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