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Prevenzione oncologica: l'Italia viaggia a rilento sugli screening, serve una svolta sulla medicina di genere

di Paolo Castiglia

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Prevenzione oncologica ancora in calo: solo il 12% delle donne italiane si è sottoposto a screening di prevenzione del cancro lo scorso anno e l’Italia è solo al 40° posto nella classifica globale che prende in esame cinque dimensioni interconnesse (l'assistenza preventiva, i bisogni di base, l'opinione sulla salute e la sicurezza, la salute individuale e mentale), scendendo di quattro posizioni in un anno dal 2020 al 2021. Tutto questo secondo le rilevazioni dell’Hologic Global Women's Health Index realizzato intervistando 66mila donne di età superiore ai 15 anni in 122 Paesi del mondo.
Nonostante la prevenzione sia un fattore chiave per la salvaguardia della salute femminile, la maggior parte delle donne italiane non si è quindi sottoposta nell’ultimo anno a screening per cancro, malattie cardiache, diabete o malattie/infezioni sessualmente trasmissibili. Va un po’ meglio nel resto del mondo.

L'85% delle donne intervistate nel mondo crede nel valore delle visite regolari con un professionista della salute e il 59% si è recata da un medico o da uno specialista nell'ultimo anno.

Qui entra in campo il tema decisivo della medicina di genere, su cui interviene Giacomo Pardini, Senior Country Leader Manager di Hologic Italia, che spiega come “differenze tra uomini e donne si osservano nella frequenza, nella sintomatologia e gravità di numerose malattie, oltre che nella risposta alle terapie e nelle reazioni avverse ai farmaci. Ci sono anche specifiche esigenze nutrizionali e nelle risposte ai nutrienti e a sostanze chimiche presenti nell'ambiente nonché negli stili di vita, nell'esposizione a tossici e nell'accesso alle cure. E’ quindi fondamentale un approccio di genere nella pratica clinica, per consentire di promuovere appropriatezza e personalizzazione delle cure con conseguenti risparmi anche per il Servizio Sanitario Nazionale”.

“E lo studio Hologic Global Women's Health Index dimostra – spiega ancora Pardini - l'impegno di Hologic nel migliorare la vita delle persone, in particolare delle donne, attraverso lo sviluppo di progetti concreti e innovativi: la nostra missione è continuare a sostenere la salute delle donne in tutto il mondo, sviluppando soluzioni adeguate e affidabili per i professionisti”.

La vicepresidente di Global Medical Affairs di Hologic, Susan Harvey, spiega a sua volta che “come medico che ha lavorato per decenni con pazienti provenienti da diversi angoli del mondo ho visto di persona come la diagnosi precoce della malattia costituisca una differenza fondamentale nella durata della vita e nella qualità della vita delle donne. Quando devono scegliere tra l’assistenza sanitaria per sé stesse e la ricerca di un pasto per le loro famiglie, è probabile che diano la priorità alla seconda. Quindi i politici devono considerare l’assistenza preventiva come parte di un insieme multidimensionale e reciprocamente dipendente di fattori che dovrebbero essere affrontati insieme”.

Focus Italia
Secondo l’indice Hologic il panorama italiano è fra i più complicati tra i Paesi ad alto reddito. Nonostante il trend globale sul punteggio complessivo della prevenzione sia in miglioramento, l'Italia ha diminuito il suo punteggio da 20 a 17 punti. Nel 2021 solo il 36% delle donne in Italia ha eseguito un test per la pressione sanguigna (sotto la media del 46% delle donne nell’UE). noltre, mentre è stato stimato che in Italia nel 2020 il cancro sarebbe stato la causa di morte per 81.300 donne 1 , solo il 12% delle donne intervistate ha dichiarato di essere stata sottoposta ad un test per il cancro negli ultimi 12 mesi. Per quanto riguarda le infezioni sessualmente trasmissibili, solo il 6% delle donne ha effettuato un check-up.

L’importanza della prevenzione
I dati raccolti da Hologic si basano sull'indagine di cinque dimensioni interconnesse. I cinque criteri individuati sono in linea con gli indicatori globali di salute e benessere individuati dalle Nazioni Unite come parte degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Nel loro insieme possono determinare fino all’80% delle variazioni nelle aspettative di vita delle donne, miglioramenti in alcuni o tutti e cinque le dimensioni comportano infatti maggiore aspettativa di vita alla nascita. I dati dimostrano però evidentemente come le donne spesso sottovalutino, per condizioni economiche e sociali difficili, la loro salute incorrendo poi in possibili gravi problemi.


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