Medicina e ricerca

Colangite biliare primitiva: due nuovi farmaci contro la malattia rara del fegato che colpisce soprattutto le donne

di Pietro Invernizzi*

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24 Esclusivo per Sanità24

Si allarga il numero dei farmaci che possono curare la colangite biliare primitiva, una malattia rara e autoimmune del fegato che colpisce soprattutto le donne. Si chiamano “Elafibranor” e “Seladelpar” e andranno ad affiancare l’acido obeticolico (Ocaliva), già disponibile da alcuni anni in Italia, come trattamenti di seconda linea, somministrati cioè quando quelli di prima linea non hanno gli effetti desiderati. Il traguardo arriva a 30 anni dall’introduzione del primo medicinale per trattare i pazienti con colangite biliare primitiva, ovvero l’acido ursodesossicolico (Udca) che migliora notevolmente la capacità di controllare farmacologicamente la malattia. Oggi il mondo epatologico italiano spera di poterli avere tutti a disposizione per aumentare la capacità di bloccare la progressione della patologia in ogni paziente.
La colangite biliare primitiva, fino al 2015 chiamata cirrosi biliare primaria, colpisce circa 400 persone su un milione: ne sono affetti 25.000-30.000 italiani, soprattutto donne di età superiore ai 30 anni. La malattia è dovuta all’aggressione delle vie biliari da parte del sistema immunitario (per questo motivo è definita auto-immune): questo provoca il ristagno nel fegato della bile, un liquido molto tossico, e quindi un’infiammazione cronica. In un terzo dei casi la patologia può progredire e portare a scompenso epatico e cirrosi fino, nei casi più gravi, alla necessità di un trapianto di fegato.
A dimostrare l’efficacia dei due nuovi farmaci nella terapia dei pazienti non responsivi all’acido ursodesossicolico – che è l’attuale standard terapeutico – sono gli studi clinici recentemente pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine “Efficacy and Safety of Elafibranor in Primary Biliary Cholangitis” e “A Phase 3 Trial of Seladelpar in Primary Biliary Cholangitis”, di cui sono coautore.
La forza di questi nuovi trattamenti? Oltre a essere particolarmente efficaci, sono anche molto ben tollerati: non provocano effetti collaterali e addirittura controllano i sintomi tipici della colangite biliare primitiva quali prurito e stanchezza. Risultati, questi, che verranno probabilmente rafforzati quando si allargherà la platea dei pazienti trattati e aumenteranno i periodi di trattamento. Ora si attende che queste cure vengano approvate dagli enti regolatori del farmaco nazionali e internazionali, per poi essere commercializzate.
Presso l’IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza è attivo da diversi anni il più ampio centro italiano dedicato alle malattie autoimmuni del fegato, dove vengono trattati più di 2.000 pazienti sia adulti che pediatrici in regolare follow up, affetti anche da colangite sclerosante primitiva, epatite autoimmune e colangite IgG4 positiva. Dal 2017, quello che presiedo è stato riconosciuto anche come centro italiano nell’ambito dell’European Reference Network (ERN) per le malattie rare del fegato.
I programmi di ricerca di questi specialisti del fegato spaziano da studi per capire il perché si sviluppano queste malattie rare e autoimmuni, allo sviluppo di nuovi biomarcatori fino all’elaborazione di nuove terapie. L’IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza è diventato così sede di un osservatorio epidemiologico che monitora la prevalenza e l’incidenza di queste patologie, contribuendo alla scrittura di linee guida internazionali. Secondo Andrea Biondi, direttore scientifico dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, questo gruppo di medici e scienziati di fama internazionale può diventare un modello per altri gruppi attivi presso l’IRCCS.
Il lavoro dei medici è supportato anche dall’Associazione Malattie Autoimmuni Fegato (AMAF) e dal suo presidente Davide Salvioni: sono evidenti i risultati positivi che derivano dalla scelta di unire le forze e “fare gioco di squadra” tra medici esperti, pazienti e la loro associazione, e ora anche industrie farmaceutiche. Poter contare da ora su nuovi farmaci per la colangite biliare primitiva ne è un buon esempio.

*Professore ordinario di Gastroenterologia presso l’Università di Milano-Bicocca e direttore dell’Unità operativa complessa di Gastroenterologia dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza


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