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Previdenza: per le lavoratrici madri l’assegno pensionistico è maggiorato

di Claudio Testuzza

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L’importo della pensione delle lavoratrici madri in uscita con la pensione anticipata contributiva, a parità di montante contributivo accumulato durante la carriera lavorativa, risulta più elevato per le lavoratrici madri rispetto a quelle senza figli.

La pensione anticipata contributiva si può conseguire con 64 anni di età, venti anni di contribuzione effettiva decorrente dal 1° gennaio 1996. Da considerare, inoltre, è la formula di pensione anticipata dei lavoratori del sistema contributivo puro, ovvero di coloro che non hanno contributi versati entro la data del 31 dicembre 1995. La novità riguarda il requisito, modificato dalla legge di Bilancio 2024, del tetto lordo di pensione da maturare che, dal 1° gennaio 2024, deve essere almeno del triplo della pensione sociale ( 1.603,23 euro ) rispetto al precedente di 2,8 volte. Per i lavoratori che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2023, i requisiti sono cristallizzati a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale. Quest’ultimo valore di 2,8 volte ( almeno 1.496,25 euro ) è stato mantenuto per le donne con un figlio. Ridotto a 2,6 volte (1.386,47) per le madri con due o più figli.

C’è tuttavia un altro bonus che aumenta l’importo della pensione anticipata delle lavoratrici con figli rispetto a quelle senza figli. Si tratta di una maggiorazione prevista dalla riforma delle pensioni di Dini del 1995 che assegnava un punteggio maggiore di coefficiente di trasformazione contributiva alle madri di uno o più figli. L’ Inps ha infatti specificato, nella sua circolare n. 46/2024, che si estende a tali lavoratrici la possibilità di avvalersi di quanto previsto dalla Riforma Dini 1995, cioè di determinare l’importo della pensione applicando il coefficiente per trasformare il montante contributivo in pensione maggiorato di un anno in caso di uno o due figli, e maggiorato di due anni in caso di tre o più figli. Pertanto, a parità di montante, la presenza dei figli porterà ad un assegno pensionistico maggiore rispetto alle lavoratrici senza figli. Ad esempio ipotizzando l’accesso alla pensione con 64 anni di età, coefficiente 5,184 %, una lavoratrice con un figlio o due potrà utilizzare il coefficiente delle 65enni, coefficiente 5,352 %, o quello delle 66 anni , coefficiente 5,531% per chi fosse madre di tre o più figli, è più vantaggiosi dei precedenti. Ma, a differenza dello scorso anno, per le pensioni anticipate contributive, liquidate dal 2 gennaio 2024, è stato previsto un tetto massimo dell’assegno mensile che non può essere superiore a 5 volte il trattamento minimo, corrispondente a 2.993,05 euro. Tale taglieggiamento, a fronte di eventuali più elevati contributi versati durante tutta la vita lavorativa e da considerare ai fini del calcolo dell’importo pensionistico, permarrà per le mensilità di anticipo del pensionamento rispetto al momento in cui il lavoratore maturerà il diritto alla pensione di vecchiaia.

Al raggiungimento del requisito anagrafico richiesto per l’accesso alla pensione di vecchiaia, sarà messo in pagamento l’intero importo, adeguato all’inflazione maturata tempo per tempo. Anche per le lavoratrici madri troverà applicazione l’importo massimo (pari a 5 volte il trattamento minimo) per le pensioni aventi decorrenza dal 2 gennaio 2024. Inoltre, l’accesso alla pensione è differito di tre mesi (finestra mobile), comportando che, per la generalità dei lavoratori, la decorrenza è differita a non prima del 1° maggio 2024, mentre per i pubblici dipendenti, iscritti alla gestione esclusiva, la prestazione sarà pagabile dal 2 aprile 2024. Per i lavoratori che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2023, oltre ai requisiti cristallizzati a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale, non vi è alcuna attesa, considerato che non era prevista una finestra mobile.


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