Lavoro e professione

Nuovi Lea/ Tariffario specialistica ambulatoriale: il rinvio sine die successo solo parziale, rifare tutto da capo

di Valter Rufini *

S
24 Esclusivo per Sanità24

Un’ulteriore serie di gravi rischi incombe sulla Sanità italiana: i cittadini potrebbero a breve trovare inaccessibili migliaia di laboratori di analisi privati accreditati al Ssn a causa del nuovo Nomenclatore Tariffario di specialistica ambulatoriale (Decreto 23/6/2023 del Ministero della Salute e del Mef) che impone pesanti e ingiustificati tagli ai rimborsi per le nostre strutture su analisi, esami, visite e interventi chirurgici. Ho lanciato questo allarme nel corso del meeting del 20 marzo a Roma presso il Teatro Brancaccio, che ha visto la partecipazione di centinaia di operatori sanitari assieme ai rappresentanti di varie organizzazioni della Sanità privata riunite sotto la sigla Uap (Unione ambulatori e poliambulatori). Oltre alla mia organizzazione FederAnisap, figurano principalmente: Aiop Lazio, Anmed, Aris, Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, Confapi Salute Università Ricerca, Fenaspat, FederBiologi, FederLab, FederLazio e Unindustria. Altre sigle sanitarie hanno annunciato l’adesione a breve.
Non si tratta di un’ aggregazione improvvisata né di un momento isolato: intendiamo da qui in avanti procedere uniti, soprattutto dopo il parziale successo che abbiamo ottenuto con il rinvio sine die dell’entrata in vigore del nuovo Tariffario, annunciato in diretta al nostro incontro di oggi dal Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e confermato dal Ministro Schillaci. Ciò dimostra che le ragioni della nostra protesta erano corrette, ma una proroga non ci basta: riteniamo infatti che occorra rivedere l’intero impianto del provvedimento dopo un confronto serio e costruttivo con tutte le parti in causa.
Del resto, tutti riconoscono che le dimensioni e le cifre del nostro settore sono imponenti: secondo l’Annuario Statistico del Ssn a cura del ministero della Salute (dati aggiornati al marzo 2023) sono 8.778 le strutture di assistenza specialistica ambulatoriale in Italia, di cui il 60,4% (5.304 strutture) sono private. A queste si aggiungono 902 Istituti o Centri di riabilitazione privati accreditati che portano i totale delle strutture private accreditate a 6.206. Le prestazioni erogate dai laboratori di analisi italiani superano il miliardo all’anno (1.075.028.703), cui si assommano le oltre 53 milioni di prestazioni annue della Diagnostica per immagini pari a 51.643.088 prestazioni di Radiologia Diagnostica e 2.175.107 di Medicina nucleare.
L’intento è di collaborare con la parte pubblica per mantenere un Sistema sanitario d’eccellenza, consentendo a tutti i protagonisti di svolgere la propria attività in favore e a beneficio dei cittadini, senza contrapposizioni e soprattutto senza conflitti. Tuttavia, rileviamo che i vincoli di natura finanziaria oggi esistenti, inaspriti dalle difficoltà delle Regioni, non consentono di dare ai cittadini l’assistenza sanitaria totale riferita all’Art. 32 della Costituzione.
Le strutture private hanno un ruolo territoriale rilevante, mettendo a disposizione la professionalità, il rapporto medico-utente e le tempistiche idonee per la diagnosi e la cura nel pieno rispetto della libertà di scelta e della centralità del paziente. I laboratori e ambulatori privati convenzionati rappresentano realmente agli occhi dei cittadini i principali erogatori della medicina del territorio, un punto di riferimento per chi ha la necessità frequente di effettuare controlli e analisi, con la certezza di una risposta rapida e puntuale.
Dobbiamo purtroppo constatare che tra i nostri associati, al momento, sono a rischio ben 36mila posti di lavoro, fra cui 1.000 rappresentati da medici, mentre se non si raggiungesse un accordo definitivo sul Nomenclatore, le liste d’attesa, già in forte aumento, subirebbero un tracollo epocale, poiché i cittadini non avrebbero più la possibilità di prenotare prestazioni del Ssn in oltre 6.200 centri privati, che finora, grazie a centinaia di milioni di prestazioni annue, costituivano una essenziale valvola di sfogo in aiuto alle strutture pubbliche.
Va evidenziato infine che attraverso le prestazioni di diagnostica vengono prese il 75% delle decisioni cliniche per la salute dei cittadini. Non a caso le Regioni più virtuose d’Italia come Lombardia, Emilia Romagna e Toscana hanno affrontato il problema in maniera logica e razionale valutando le nuove tariffe ministeriali anti economiche per i propri bilanci e le hanno modificate negli aspetti palesemente sotto dimensionati rispetto ai costi di produzione. Ricordiamo ancora che ciò è previsto dallo stesso decreto, ovvero la possibilità da parte delle Regioni di dotarsi di un proprio tariffario a patto che le differenze derivanti siano coperte dal proprio bilancio. Questa previsione trova il suo razionale nel fatto che ogni Regione ha delle peculiarità tali da poter decidere diversamente.

* Presidente FederAnisap (Federazione nazionale delle associazioni regionali o interregionali delle Istituzioni sanitarie private)


© RIPRODUZIONE RISERVATA