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Diabete: dall’empowerment dei cittadini, alla sfida della prevenzione e dell’innovazione

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Contrastare la diagnosi tardiva del diabete infantile; superare le disuguaglianze territoriali nella prevenzione, diagnosi e cura del diabete; digitalizzare e semplificare l’accesso alle cure; garantire l’innovazione; puntare sulla centralità del valore di ciò che si mette a disposizione dei cittadini pazienti. Sono le cinque questioni da affrontare con urgenza nella lotta al diabete, a cui si legano sette specifiche raccomandazioni alle istituzioni, individuate dal think tank su “Empowerment, prevenzione, accesso all’innovazione delle persone con diabete”, promosso da Cittadinanzattiva in collaborazione con le principali associazioni, società scientifiche e professionali di riferimento delle persone con diabete: AGD; ANIAD; Diabete Italia; FAND; FDG, AMD, AME, SID, SIMDO, SIEDP, SIMG, SIP, FIMMG, FIMP, FNOPI, OSDI, CARD*. Il documento (scaricabile dal sito di Cittadinanzattiva ) è stato presentato oggi nel corso di un evento presso la Sala Nassirya del Senato, su iniziativa della Senatrice Daniela Sbrollini, con il patrocinio dell’Intergruppo Parlamentare Obesità, Diabete e Malattie croniche non trasmissibili, e con il sostegno non condizionato di Medtronic.

Dagli ultimi dati Istat risulta che in Italia le persone con diabete sono oltre 3 milioni e mezzo, quasi il 6% della popolazione, con un trend in aumento negli ultimi anni. La prevalenza aumenta al crescere dell’età e raggiunge il 21% tra gli ultra 75enni. Inoltre è più frequente fra gli uomini che fra le donne (5,3% vs 4.1%), nelle fasce di popolazione più svantaggiate sotto il profilo socio-economico, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri, e nelle regioni meridionali rispetto a quelle centrali e settentrionali. Queste differenze territoriali si manifestano, come è noto, già dagli indici di prevalenza, con le regioni del Nord-Est che si attestano al 4,7%, quelle del Nord-Ovest al 5,3%, per salire poi al 6,9% delle regioni del Sud, con un divario di 4,3 punti percentuali tra la prevalenza più alta della Campania (7,8%), e quella più bassa della PA di Bolzano (3,5%).

I dati sui ricoveri sono particolarmente significativi, perché attraverso di essi si può risalire alla qualità della presa in cura del paziente diabetico, e dei servizi erogati. Se prendiamo in considerazione i dati relativi alle dimissioni ospedaliere di pazienti con diagnosi principale o secondaria di diabete, possiamo verificare che regioni come Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia registrano tassi standardizzati più che doppi rispetto alla Lombardia (27,92 x 10.000 abitanti).

Fotografia confermata, in tutta la sua drammaticità, dai tassi di mortalità. Campania, Sicilia e Calabria si attestano ai primi posti tanto per mortalità maschile (rispettivamente 5,22, 5,07 e 5,00 per 10.000) che femminile (4,70, 4,23 e 4,16 per 10.000), con dati quasi tripli rispetto a quelli registrati nelle PA di Bolzano e Trento per gli uomini (1,58 e 1,98 per 10.000, rispettivamente) e nella PA di Trento e in Lombardia per le donne (1,44 e 1,46 per 10.000, rispettivamente).

Incidenza e prevalenza del diabete di tipo 1 (DMT1) nei giovani sono in aumento in tutto il mondo, mentre la prevenzione della malattia procede più lentamente di quanto sarebbe auspicabile. In Italia si stima che siano circa 300.000 le persone con diabete di tipo 1, con una prevalenza dello 0,5% sull’intera popolazione italiana e dello 0,22% tra i bambini in età pediatrica, e un’incidenza in costante aumento. Ogni anno si scopre il diabete 1 in 12,26 bambini su 100.000, con maggior frequenza nei maschi rispetto alle femmine. Preoccupa il dato relativo alla prevenzione: in Italia il 40% delle nuove diagnosi di diabete di tipo 1 sono successive ad una chetoacidosi diabetica (DKA, diabetes ketoacidosis), una complicanza acuta particolarmente grave in età pediatrica, più rara nell’adulto. La prevalenza della DKA in Italia in età pediatrica è una delle più alte al mondo, il dato rilevato in Svezia è 1/3 di quello italiano. I bambini più giovani e quelli residenti nel Sud Italia presentano un rischio significativamente più elevato di DKA e DKA grave rispetto a quelli del Centro e del Nord Italia.

Ecco le sette raccomandazioni presentate oggi al Senato:

1. Prevedere nel Piano nazionale Esiti un indicatore per la rilevazione della chetoacidosi diabetica all’esordio del diabete di tipo 1.

2. Promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sulla importanza della diagnosi precoce del Diabete 1 e dei programmi di screening, rivolti alla popolazione; nonché di formazione sulla prevenzione e gestione della chetoacidosi diabetica per gli operatori sanitari.

3. Definire a livello centrale un Obiettivo di piano dedicato alle politiche di tutela della salute delle persone con diabete, con particolare attenzione al riequilibrio dei divari tra le diverse aree territoriali, finanziato con risorse del Fondo Sanitario Nazionale vincolate, assegnate attraverso Accordi e Intese con le Regioni.

4. Definire un Piano nazionale per la semplificazione e la sburocratizzazione delle procedure riguardanti le persone con diabete, promosso dal Ministero della Salute e sviluppato da Agenas nel suo ruolo di Agenzia nazionale per la sanità digitale (ASD).

5. Promuovere Linee Guida, in sede di Conferenza delle Regioni, per l’accesso equo ed appropriato alle nuove tecnologie per il monitoraggio in continuo del glucosio e la somministrazione di terapia insulinica con microinfusore.

6. Promuovere Piani di formazione per l’aggiornamento degli operatori sanitari rispetto all’utilizzo delle nuove tecnologie per il monitoraggio in continuo del glucosio e la somministrazione di terapia insulinica con microinfusore.

7. Promuovere Linee Guida, in sede di Conferenza delle Regioni, per l’adozione del Value-Based Procurement Process per le procedure di acquisto di tecnologie, dispositivi, presidi e ausili per le persone con diabete, ai diversi livelli.

“La gestione delle persone con diabete è una cartina di tornasole delle buone e delle cattive notizie con le quali spesso i cittadini e i professionisti si confrontano rispetto ai servizi sanitari del nostro Paese: abbiamo buone norme e percorsi che di fatto non vengono rispettati, sicuramente non in tutti i territori. Abbiamo una prospettiva, quella offerta dal PNRR e dalle Case di comunità, che potrebbero svolgere un ruolo e una funzione nel modello organizzativo di presa in cura integrata delle persone con diabete, pur nella consapevolezza che l’area diabetologica non è immune dalla carenza di specialisti che caratterizza, a diversi livelli, il Ssn - dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva -. Ma abbiamo sopra ogni cosa una prospettiva che non possiamo eludere e che anzi, nella gestione di una patologia cronica impattante come quella diabetica, deve guidarci: offrire, soprattutto a vantaggio delle giovani generazioni, una assistenza di tipo proattivo, all’insegna della medicina di iniziativa, in grado di garantire diagnosi precoce, scoperta del sommerso non diagnosticato, rallentamento degli scompensi e dell’aggravamento della malattia, intervenendo a più livelli sul terreno della prevenzione”.

“L’impegno contro il diabete richiede un lavoro comune su più fronti: assicurare ai sanitari formazione e risorse adeguate per prestare la migliore assistenza e diminuire il ‘carico di malattia’, garantire l’accesso ai servizi, alle terapie e alle informazioni, per tenere sotto controllo i livelli glicemici e rallentare la progressione verso stadi più severi, consentire un accesso equo per tutti alle strutture di diabetologia - dichiara Daniela Sbrollini, presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e vicepresidente della X Commissione Affari sociali, sanità, lavoro e previdenza sociale del Senato -. Come Intergruppo parlamentare siamo fortemente impegnati verso questi obiettivi, anche attraverso l’impulso legislativo. L’Intergruppo parlamentare lavora costantemente per portare il tema al centro dell’azione politica attraverso un impegno comune con il coinvolgimento di tutte le parti interessate e le molte iniziative portate avanti nel corso di questa legislatura. L’alleanza fra mondo scientifico, istituzioni e pazienti è determinante nel contrasto a questa pandemia”.

“Il contrasto al diabete necessita di un impegno deciso nel promuovere la diagnosi precoce e la pianificazione dei trattamenti al fine di controllare le complicanze. Come l’obesità, il diabete comporta gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne è affetto, e dei suoi famigliari, oltre che un impatto importante sull’economia del Paese, con costi diretti, sociali, economici e clinici e costi indiretti legati alla perdita di produttività - dichiara Roberto Pella, presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili -. È fondamentale mettere il tema al centro dell’agenda politica secondo un approccio olistico e multisettoriale, volto a garantire alle persone con diabete gli stessi diritti delle persone sane, portando avanti un’alleanza tra tutti i soggetti coinvolti e promuovendo a tutti i livelli di governo la cultura dei sani stili di vita e della prevenzione. Sotto questo profilo è importante il lavoro che come Intergruppo parlamentare stiamo portando avanti, in un dialogo costante con tutti gli interlocutori, affinché il contrasto al diabete sia una priorità nell’azione politica”.


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