Medicina e ricerca

Trapianti di rene: attese più brevi grazie all'algoritmo del premio Nobel Alvin Roth

di Paolo Castiglia

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In nessun paese del mondo esiste un numero di donatori sufficiente a coprire le esigenze di trapianto di tutti i pazienti che soffrono di insufficienza renale terminale e che devono quindi ricorrere alla dialisi. Per affrontare questa necessità è stato siglato un protocollo di intesa per l’avvio di un programma di donazione di organi in modalità “incrociata” tra continenti diversi, per offrire una nuova possibilità di cura ai pazienti in dialisi.
I trapianti sono infatti la terapia salvavita per molte patologie terminali: il più diffuso al mondo è quello del rene. Le lunghe liste di attesa condannano centinaia di migliaia di pazienti a trattamenti fisicamente e psicologicamente debilitanti come ad esempio, nel caso delle insufficienze renali terminali, l’emodialisi.
Soltanto negli Stati Uniti i pazienti in lista di attesa per un trapianto di rene in questo momento superano le centomila persone. L’accordo tra Stati Uniti ed Italia è stato sottoscritto presso il ministero della Salute, dal Centro nazionale trapianti (Cnt) e dalla Alliance for Paired Kidney Donation (Apkd), fondazione non profit diretta dal Prof. Michael Rees che gestisce il programma internazionale di trapianto di rene da vivente negli Usa.
“Illustrai il progetto al Ministro Speranza che lo accolse con entusiasmo - sottolinea il prof. Ignazio Marino, vice presidente esecutivo della Thomas Jefferson University di Philadelphia, - e ne affidò la realizzazione al Vice Ministro, e professore di chirurgia, Pierpaolo Sileri e al Direttore Generale del Centro Nazionale Trapianti Massimo Cardillo”.
L’importanza del “matching”. Individuare un donatore compatibile non è semplice. Si tende spesso a pensare che sia sufficiente avere un parente o un amico disponibile per avere un donatore. Ma non è così.
“Affinché il trapianto sia realizzabile donatore e ricevente – spiega Marino - devono avere un sistema immunitario compatibile. Il Premio Nobel Alvin Roth, conoscendo questo ostacolo, ha investito anni di ricerca per risolverlo. Nel 2007 ha realizzato un algoritmo matematico destinato a cambiare il mondo dei trapianti rendendo possibili operazioni che prima erano irrealizzabili. L’algoritmo di Roth dimostra che se si considerano almeno cento coppie di donatori-riceventi che sono incompatibili, è possibile individuare per ciascun ricevente un donatore perfettamente compatibile, semplicemente offrendogli un donatore di un’altra coppia, e viceversa”.
“Al principio matematico del matching del prof. Roth – continua Marino - va aggiunta l’evidenza scientifica secondo cui è più semplice individuare una coppia di donatore e ricevente compatibili se ci sono significative distanze dal punto di vista genetico tra di loro, perché è assai meno probabile che il ricevente abbia anticorpi o incompatibilità nei confronti del donatore”.
Il nuovo programma Italia-Usa riguarda i cosiddetti trapianti di rene “crossover”, ovvero quelli che avvengono attraverso il reciproco “scambio” dell’organo tra coppie nelle quali il donatore è geneticamente incompatibile con il proprio ricevente ma compatibile con il ricevente di un’altra coppia. Grazie all’accordo tra Cnt e Apkd, coppie di pazienti italiani e statunitensi potranno scambiare i reciproci donatori tra di loro sulla base dell’algoritmo del Prof. Roth. Il centro americano del Prof. Rees verificherà il livello di compatibilità tra gli iscritti nelle due liste d’attesa. In questo modo, i pazienti affetti da insufficienza renale cronica e che hanno un donatore deciso a offrire un proprio rene ma immunologicamente incompatibile, avranno una possibilità maggiore di ricevere il trapianto di cui hanno bisogno.
La fase pilota sarà eseguita in l’Italia nel Centro trapianti di rene del Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Conclusa la sperimentazione, il programma – dopo opportune verifiche – potrà essere esteso progressivamente agli altri centri di trapianto di rene da vivente della rete italiana.
“È proprio dalla consapevolezza dell’importanza che riveste il matching nell’esecuzione dei trapianti – conclude Marino - che nasce questo accordo che permetterà di aiutare molti pazienti che altrimenti sarebbero condannati alla dialisi per tutta la vita”.


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