Imprese e mercato

Farmaci generici/ Nel Report Nomisma allarme costi di produzione e incertezza. Häusermann: «Il Governo attivi sostegni dedicati e una regìa unica». Busìa (Anac): «Contro il rischio di picco dei prezzi prevedere meccanismi di garanzia»

di Barbara Gobbi

S
24 Esclusivo per Sanità24

Adeguamento dei criteri di calcolo dei prezzi, iter autorizzativi semplificati in ambito produttivo, intervento "politico" dello Stato, su modello del "Chips Act" varato dalla Commissione Ue che sul fronte Antitrust "lascia intendere che la politica per la concorrenza può risultare 'compatibile' con gli aiuti di Stato nel caso non solo di intensa innovazione tecnologica ma anche quando la necessità di un bene ricada nell'interesse pubblico". Queste le indicazioni di policy che emergono dall'Osservatorio Nomisma 2022 sul sistema dei farmaci generici in Italia, presentato oggi a Roma. Cuore dell'indagine, a partire da un campione di 21 aziende associate a Egualia (il 44% per numerosità e il 75% per fatturato), l'impatto incrementale che i prezzi dei fattori produttivi e dell'energia hanno avuto sulla struttura dei costi delle imprese di farmaci equivalenti nel triennio 2019-2021. Dai dati - rileva Nomisma - emerge un rialzo dei prezzi continuo e trasversale a tutte le componenti, con la voce per l'uso delle fonti energetiche che si imposta al rialzo a partire già dal 2021. Per tutte le voci il rincaro complessivo nei tre anni è compreso tra il 31% e il 51%. A pesare di più è il costo dei materiali di confezionamento, che incide per il 20%, mentre principi attivi ed eccipienti rappresentano rispettivamente il 14% e il 10% del totale. Solo l'alluminio è arrivato a costare nel 1mo semestre 2022 +37% rispetto allo stesso periodo del 2021 e +60% rispetto al 1mo semestre 2019. A contribuire alla "stagione dell'incertezza", lamentano i produttori, la progressiva erosione dei prezzi dei farmaci generici e la riduzione del livello di remuneratività che "limitano drasticamente la partecipazione alle gare ospedaliere". Una condizione che "mette pericolosamente a rischio l'accesso a farmaci di vecchia generazione ma ancora largamente e convenientemente utilizzati nella pratica clinica", si legge ancora nel Report.
A tracciare la sintesi è Lucio Poma, chief economist di Nomisma e coordinatore scientifico dello studio. «La supply chain del farmaco sta subendo a livello mondiale una pressione, spesso insostenibile - commenta -. Tutta la trasmutazione in atto può essere riassunta nel termine "incertezza". Le aziende sono costrette – senza averne gli strumenti – a passare da un’organizzazione basata sulla gestione del rischio a un sistema basato sulla gestione dell’incertezza. Per questo sono indispensabili policy di sostegno che aiutino le imprese a intraprendere una nuova traiettoria organizzativa».
«Sarebbe indispensabile - ha affermato durate l'evento dell'Osservatorio Nomisma il presidente di Egualia Enrique Häusermann - ragionare su un serio progetto di politica industriale dedicato al settore che garantisca la crescita e il consolidamento del comparto farmaceutico manifatturiero nazionale, destinando risorse dedicate a progetti di sviluppo industriale in grado di potenziare la produzione in Italia di farmaci e principi attivi. Abbiamo già chiesto nei mesi scorsi, e lo ripeteremo al nuovo Governo, una linea di investimento per il settore, con un meccanismo dedicato di sostegno con finanziamenti a fondo perduto e incentivi per investimenti produttivi senza distinzioni tra nord e sud del Paese, per garantire al comparto un recupero di concorrenzialità rispetto ad altri Paesi Ue. Infine - ha concluso - chiediamo una regia unica nazionale per la filiera strategica della farmaceutica, sia per la governance che per gli strumenti a sostegno della produzione industriale e della ricerca e sviluppo. Questo anche in vista del negoziato che si avvierà a Bruxelles sulla prossima Pharmaceutical strategy».
Sul tema in particolare del rialzo continuo dei prezzi che inficia la partecipazione alle gare pubbliche, è intervenuto il presidente dell'Anac Giuseppe Busìa: «Occorre garantire - ha spiegato - che i contratti siano in equilibrio e che si mantengano in equilibrio: quando ci sono contratti di durata occorre inserirvi, all'inizio, meccanismi che consentano di registrare e quindi superare i picchi e le discese dei prezzi. Durante tutta la durata del contratto, questo deve essere conveniente sia per l'impresa sia per l'amministrazione. Senza questi strumenti, o non si partecipa alle gare oppure non vengono eseguite le prestazioni e questo è tanto più grave nel momento in cui si ha a che fare con farmaci e beni a tutela della salute. Il sinallagma e cioè l'equilibrio tra chi compra e chi vende va garantito nell'interesse sia nella Pa sia delle imprese e degli utenti». Busìa fa presente che «un meccanismo di equilibrio dovrà trovare spazio nella riforma del Codice dei contratti pubblici che andrà approvata entro marzo, in linea con il Pnrr. Come Anac - precisa - lo avevamo già segnalato al Parlamento e al Governo, senza grande successo, ma lo rifaremo con il nuovo Esecutivo: è stato accolto per il lavori pubblici ma non per i servizi di fornitura. Serve una riflessione per settori mirata e puntuale che spetta al Governo».
Quanto allo snellimento autorizzativo che è tra le altre richieste delle imprese produttrici, «attenzione a farlo bene - è il monito che arriva dal presidente Anac - perché l'elemento da salvaguardare è quello della professionalizzazione continua e dell'investimento nell'acquisizione di capacità, qualità e qualificazione. Cioè ci dev'essere senz'altro qualificazione delle stazioni appaltanti, e questo è l'oggetto delle nostre linee guida che auspichiamo saranno uno dei prossimi allegati al Codice dei contratti pubblici, per garantire che i compratori sappiamo comprare bene e siano interlocutori qualificati per le imprese. Ma c'è anche un problema di qualificazione degli operatori economici: lo snellire i procedimenti autorizzativi - avvisa - non deve andare a detrimento della professionalizzazione, che è il valore su cui si crea ricchezza nel lungo periodo. Quindi quello che occorre fare come sistema, da parte privata, parte pubblica e regolatori cioè legislatore e Governo, è impegnarsi nel far sì che ci sia equilibrio nel lungo periodo, tutele nei confronti dei beneficiari ultimi e costruzione di ricchezza complessiva per il sistema».

I dati di settore
Valore alla produzione: 8,8 miliardi di euro
• Effetto diretto: 3 miliardi
• Effetto indiretto: 3 miliardi
• Effetto indotto: 2,8 miliardiOccupati: 39.958
• Effetto diretto: 9784
• Effetto indiretto: 13.940
• Effetto indotto: 16.234
Ricavi per dipendente: 481mila euro
Rapporto tra margine operativo lordo (Ebitda) e ricavi: 11%-12%
Grado di patrimonializzazione: 38,5%



© RIPRODUZIONE RISERVATA