In parlamento

Covid: Censis, per un italiano su due comunicazione confusa e ansiogena

S
24 Esclusivo per Sanità24

Per un italiano su due (49,7%) la comunicazione sul Covid-19 è stata confusa, per il 39,5% ansiogena (un dato che sale al 50,7% tra i più giovani), per il 34,7% eccessiva e solo per il 13,9% della popolazione equilibrata. Lo rileva il Rapporto Ital Communications-Censis, "Disinformazione e fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione", presentato oggi alla Sala Zuccari del Senato secondo cui sono stati 50 milioni gli italiani, pari al 99,4% degli adulti, a cercare informazioni sulla pandemia
da diverse fonti. Al primo posto, 38 milioni di italiani hanno cercato informazioni sul Covid-19 sui media tradizionali, come televisione, radio, stampa. Seguono i siti internet di fonte ufficiale, primi tra tutti quelli della Protezione Civile e dell'Istituto superiore della sanità (26 milioni) mentre al terzo posto ci sono i 15 milioni di italiani che hanno consultato i social network. Al medico di medicina generale si è rivolto un italiano su quattro (12,6 milioni) mentre 300mila persone sono rimaste completamente fuori da qualunque informazione.

Per Giuseppe De Rita, presidente del Censis "la scelta che è stata fatta durante la pandemia è stata quella di privilegiare una comunicazione disordinata e a forte carica emotiva, sacrificando flussi di informazione affidabili e di qualità". De Rita, fin dall'inizio "è mancata la consapevolezza di informare e non solo di emozionare. "Tutto è stato giocato sulle emozioni - ha aggiunto - anche le comunicazioni delle prossime aperture, se ci saranno, si muovono in un'onda emozionale e ciò è pericoloso per la democrazia, perché non si governa mettendo da parte l'informazione".

Secondo Attilio Lombardi, Founder di Ital Communications "il Rapporto mette in luce come abbia preso piede una pericolosa 'infodemia comunicativa' che ha lasciato spazio alla proliferazione di fake news". Questo scenario evidenzia "il ruolo fondamentale delle agenzie di comunicazione nel garantire supporto all'immagine dei propri clienti e qualità dell'informazione veicolata per i media".

Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria, Rocco Giuseppe Moles "la pandemia può essere la ghiotta occasione per sperimentare modelli sociali e istituzionali del futuro". "Alla Rai - ha detto Alberto Barachini, presidente della Commissione di Vigilanza - abbiamo chiesto di formare una task force contro le fake news, subito accolta. Ma sull'educazione digitale si deve lavorare ancora".

Per Laura Aria, commissario dell'Authority per le comunicazioni "per contrastare le fake news bisogna incentivare una maggiore trasparenza e controllo verso le piattaforme online con regole proporzionali e condivise". "L'AgCom - ha aggiunto - si è dotata di un bagaglio di conoscenze, monitoraggio e acquisizioni dati durante la pandemia da Covid-19 che sono in linea con quanto emerso nel Rapporto Ital Communications-Censis, il quale ha evidenziato un'impennata della ricerca di informazione sui social network e sulle piattaforme online. Inoltre, durante i primi mesi della pandemia le fake news hanno acuito il senso di paura e di
incertezza".

"Il dato che desta allarme - ha concluso Domenico Colotta, presidente di Assocomunicatori e Founder di Ital Communications - è che per il 49% degli italiani la comunicazione sul Covid-19 è stata confusa mentre solo il 13% l'ha ritenuta equilibrata. È un dato che deve far riflettere. In tale contesto, è compito anche delle moderne democrazie saper coniugare il diritto alla corretta informazione con l'esigenza dei cittadini a non finire vittime della cattiva informazione. È un'impresa tutt'altro che facile".


© RIPRODUZIONE RISERVATA